Il potere si concentra al Quirinale, ma la democrazia è in crisi: il giudizio di Bisignani

Il potere si concentra al Quirinale, ma la democrazia è in crisi: il giudizio di Bisignani

Due esponenti della Prima Repubblica analizzano il declino del potere e la crisi della democrazia in Italia
Due esponenti della Prima Repubblica analizzano il declino del potere e la crisi della democrazia in Italia

Luigi Bisignani e Massimo Ponzellini, due esponenti della Prima Repubblica, hanno lanciato un severo giudizio sulla crisi del potere e della democrazia in Italia durante il dibattito su La Piazza 2026, a Ceglie Messapica. Il tema, centrale nel confronto, è stato il potere: dove si trova, come si esercita e se esiste ancora un vero centro decisionale. «Il vero centro del potere è il Quirinale, ma nessuno ne parla», ha sottolineato Bisignani, rilevando come il potere si sia concentrato in poche mani, con il Parlamento esautorato e la politica ridotta a una serie di emozioni e reazioni immediate. La democrazia, a suo giudizio, è in grave crisi.

Il potere non è più il risultato di un lavoro, ma di una serie di apparenze

«Il potere vero è entrare nelle persone, non l’apparire», ha detto Ponzellini, sottolineando come il potere non sia più costruito con sacrifici e riflessione, ma con l’effetto di una serie di apparenze. «Oggi i manager dello Stato, quando vengono chiamati al ministero, la prima cosa che chiedono è quanto guadagnano e quante sono le stock option», ha aggiunto, rilevando come il concetto di servire lo Stato sia stato abbandonato. Si è perso il concetto di servire un’idea, di guidare un gruppo di persone: che è il vero privilegio di stare sul pezzo.

La politica non ragiona più, risponde solo alle emozioni

Bisignani ha sottolineato come la politica non ragioni più, ma risponda soltanto alle emozioni, un fenomeno che ha reso il dibattito pubblico e politico sempre più frammentario. «L’esplosione digitale ha fatto sì che la politica non ragionasse più: nella Seconda e nella Terza Repubblica, quella di oggi, esiste un centro decisionale fatto da poche persone e il Parlamento è stato completamente esautorato», ha detto. Il dibattito sulla legge elettorale è un dibattito abbastanza assurdo, i cittadini sono completamente tagliati fuori.

«La politica industriale del Paese, e in particolare del Mezzogiorno, deve trovare un’Europa aperta al Mediterraneo e non al Nord Europa», ha sottolineato Ponzellini, ritenendo che il processo di Barcellona abbia danneggiato l’idea di un’Europa basata sul Mediterraneo. «La fine della capacità di agire dell’Europa fu il processo di Barcellona, quando l’idea di un’Europa basata sul Mediterraneo fu di fatto affossata», ha detto, ritenendo che il Sud del Paese sia rimasto senza un’uscita strategica.

«Questo è un momento in cui la democrazia, così come l’abbiamo concepita fino ad adesso, è in grave crisi», ha concluso Bisignani, riconoscendo che il sistema politico italiano è in una fase di transizione. «Il vero centro di potere? Il Quirinale. E la democrazia è in crisi», ha ripetuto, sottolineando come il potere si sia concentrato in poche mani, con il Parlamento ridotto a un’entità marginale. Non esistono più nemmeno i famosi salotti buoni, e le banche, come sappiamo, parlano ormai inglese: sono grandi banche internazionali.

«La democrazia non è morta, ma è in crisi», ha sottolineato Ponzellini, ritenendo che il sistema italiano abbia bisogno di una riforma profonda. «L’Italia non ha una politica industriale, ma ha i migliori imprenditori d’Europa», ha detto, riconoscendo che il sistema economico è in una fase di transizione. L’Italia non ha una politica industriale, ma ha i migliori imprenditori d’Europa, che è una cosa diversa: persone eroiche che, passando il cinquanta per cento del loro tempo a sfuggire alla burocrazia, alle regole e alle tasse, riescono a portare avanti le imprese.