Alluvione in Nepal, il crollo di un ghiacciaio potrebbe aver causato le inondazioni
Alluvione in Nepal, il crollo di un ghiacciaio potrebbe aver causato le inondazioni. 330 morti e migliaia di dispersi.

Il Nepal è stato colpito da un devastante alluvione che ha causato almeno 330 morti e migliaia di dispersi. L’evento, avvenuto il 27 agosto 2026, ha suscitato preoccupazioni internazionali e ha portato a una revisione delle prime ipotesi sulla causa del disastro. Secondo l’Istituto geologico statunitense (Usgs), il crollo di un ghiacciaio potrebbe essere alla base del fenomeno, con conseguenze catastrofiche per le comunità locali.
Il Glof: un fenomeno distruttivo e improvviso
Il termine Glof (Glacial Lake Outburst Flood) indica un evento naturale estremamente pericoloso, che si verifica quando un lago di ghiaccio, formato da detriti e acqua, esplode improvvisamente. Questo fenomeno, spesso causato da un crollo di ghiacciaio o da un accumulo di acqua all’interno del ghiacciaio, può generare onde di piena con potenziale di distruzione enorme. Secondo Daniele Giordan, dirigente di ricerca all’Istituto di Geoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche, il Glof è un fenomeno che si verifica attraverso una concomitanza di fattori, tra cui un evento scatenante che libera un grosso quantitativo d’acqua.
Le prime ipotesi e la revisione delle cause
Le prime ricostruzioni ufficiali delle cause dell’alluvione avevano indicato un terremoto come causa principale. Tuttavia, grazie alle immagini satellitari, si è rivelata una diversa spiegazione. L’Usgs ha confermato che il crollo di un ghiacciaio e la conseguente colata di detriti hanno causato l’onda di piena. L’ipotesi iniziale del Ministero degli Esteri nepalese, che attribuiva il disastro a un terremoto, è stata modificata. L’evento sembra simile a quello avvenuto nel 2021 in Uttarakhand, in India, dove un distacco di ghiacciaio causò frane e esondazioni, con oltre cento vittime.
Secondo le analisi, il crollo di una fetta di ghiacciaio in alta quota potrebbe aver generato una valanga di ghiaccio e roccia, che ha incontrato un lago nel fondovalle. Un’altra ipotesi è che l’iniziale crollo abbia creato una diga temporanea, con accumulo di acqua a monte, che successivamente si è rovesciata. L’accumulo di acqua all’interno del ghiacciaio, destabilizzando la parte frontale, potrebbe aver generato il crollo. Per confermare le cause, è necessario attendere immagini satellitari più chiare.
Le conseguenze dell’alluvione sono state devastanti, con migliaia di persone coinvolte e un elevato numero di vittime. Le comunità locali, soprattutto in Nepal e nel Tibet, sono state colpite da un’ondata di acqua e detriti che ha distrutto infrastrutture e abitazioni. L’evento ha richiamato l’attenzione su quanto siano vulnerabili le aree montuose a causa del riscaldamento globale e del degrado dei ghiacciai. Le autorità locali stanno cercando di valutare i danni e di fornire supporto alle vittime. L’attenzione è rivolta anche al monitoraggio dei ghiacciai, in vista di possibili ulteriori eventi simili. Il caso nepalese rappresenta un esempio di come i fenomeni naturali possano avere conseguenze devastanti, richiedendo una maggiore preparazione e una maggiore attenzione alle minacce climatiche.
