L’internazionale reazionaria: il libro di Donato Di Santo svela reti politiche transcontinentali

Donato Di Santo analizza reti politiche transcontinentali tra destra latinoamericana, Trump e Meloni nel suo libro “L’Internazionale reazionaria”.

Un libro analizza le reti politiche tra destra latinoamericana, Trump e Meloni, con focus su Cuba e Venezuela
Un libro analizza le reti politiche tra destra latinoamericana, Trump e Meloni, con focus su Cuba e Venezuela

Donato Di Santo, ex sottosegretario Ds agli Esteri nel governo Prodi II, ha pubblicato il suo ultimo libro, “L’Internazionale reazionaria”, in cui analizza le reti politiche transcontinentali che uniscono la destra latinoamericana al trumpismo MAGA, all’euroasiatismo e alla destra israeliana. Il libro, edito da Castelvecchi, esplora come il movimento reazionario si estende dal subcontinente americano all’Europa, coinvolgendo leader come Giorgia Meloni e Santiago Abascal. Di Santo sottolinea come queste reti si alimentino di neoliberismo, oscurantismo e squadrismo digitale, con conseguenze significative per i Paesi democratici.

Reti internazionali e alleanze di potere

Secondo Di Santo, esistono “vere e proprie reti internazionali” che si intrecciano tra il subcontinente americano, il trumpismo MAGA del Nord, l’euroasiatismo a Est e la destra israeliana di Netanyahu. Tra i protagonisti di questa mappa politica, il libro segnala presidenti come Javier Milei, Daniel Noboa, Santiago Pena, Nayib Bukele, Jose’ Jeri’, Rodrigo Chaves, Nasry Asfura e Jose’ Antonio Kast. Questi leader, spesso descritti come “capi della nuova destra latinoamericana”, si affidano oggi “supinamente” all’autoproclamato monarca di Mar-a-Lago, il presidente USA Donald Trump.

La destra latinoamericana si prostra davanti al trumpismo

Di Santo osserva come personalità politiche latinoamericane, spesso intrise di nazionalismo e militarismo, si prostrino ai piedi del sovranismo MAGA. Questo fenomeno, secondo l’autore, è paradossale e singolare, poiché molti di questi leader avevano in passato espresso critiche nei confronti del regime di Trump. Tuttavia, oggi si trovano a collaborare con lui, abbandonando le posizioni di opposizione. L’autore sottolinea che, in assenza dei comunisti, i vecchi nemici dell’America Latina, i nuovi nemici sono diventati le femministe, i popoli originari, i movimenti di genere, gli ambientalisti, gli afro-discendenti, il mondo LGBT, i migranti e i poveri.

Le dittature di Cuba, Venezuela e Nicaragua

Di Santo non è indulgente nei confronti delle dittature di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Per il Venezuela e il Nicaragua, l’autore sostiene che le due dittature siano il frutto non di un golpe, ma di una manipolazione autoritaria del percorso democratico e elettorale iniziale. A Cuba, l’autore fu dichiarato “persona non gradita” e espulso, come atto di ritorsione per i suoi incontri e attività con gli oppositori democratici cubani. L’espulsione avvenne il 6 dicembre 2001, quando l’allora ambasciatore d’Italia a Cuba, Elio Menzione, lo fece trasferire nella residenza diplomatica, adducendo ragioni di sicurezza.

Il rischio della mafia trumpiana e i due embarghi

Il libro di Di Santo mette in luce il rischio che i due embarghi – l’embargo economico degli Stati Uniti contro il governo cubano e l’embargo democratico del regime castrista contro il popolo cubano – possano essere sbaragliati dalla “mafia trumpiana”. L’autore sottolinea che, a Cuba, anche solo accennare a una critica al dittatore significa isolamento, ostracismo, repressione, prigione o morte. Il rischio, secondo Di Santo, è che l’isola resti in mano agli oligarchi della casta al potere, che nulla hanno a che vedere con gli ideali socialisti e che sapranno allinearsi al nuovo ordine del “Padrino” di Mar-a-Lago.

Il Brasile di Lula e la resilienza democratica

Infine, il libro dedica un accenno al Brasile di Lula, dove si voterà il prossimo 4 ottobre. Di Santo osserva come l’assalto a Capitol Hill del gennaio 2021 e quello alle istituzioni di Brasilia del gennaio 2023 si somiglino molto. Tuttavia, la resilienza brasiliana fa ben sperare, poiché i responsabili del tentato golpe sono tuttora in carcere. L’autore sottolinea che, a differenza degli USA, il Brasile ha mantenuto la sua stabilità democratica nonostante i tentativi di destabilizzazione.