Silvana Damato, uccisa in casa a Milano un anno fa: la famiglia chiede verità

Un anno dopo l’omicidio di Silvana Damato a Milano, la famiglia chiede verità. La scena del crimine è rimasta incontaminata.

Un appartamento a Milano con un corpo nella vasca da bagno, con la famiglia che chiede verità
Un appartamento a Milano con un corpo nella vasca da bagno, con la famiglia che chiede verità

Un anno dopo l’omicidio di Silvana Damato, la famiglia chiede ancora verità. La donna fu uccisa in casa a Milano, nel quartiere di Bruzzano, il 15 agosto 2025. Il corpo fu rinvenuto nella vasca da bagno piena d’acqua, a rubinetti chiusi. L’assassino conosceva le abitudini di Silvana, evitando l’unica telecamera all’ingresso del passo carraio. L’appartamento, in perfetto ordine, non mostra tracce di sangue né segni di violenza. La salma è tuttora a disposizione dell’autorità giudiziaria, senza che siano stati celebrati funerali.

La famiglia chiede verità

Gianna, sorella di Silvana, ha parlato con il Corriere della Sera, raccontando la sua storia. «Siamo tre figli di un operaio emigrato in Belgio», ha detto. «Il primogenito, 79 anni, vive a Milano e con lei non aveva un rapporto stretto. Io ne ho 77, mentre Silvana, la più piccola, ne avrebbe compiuti 70. Tra noi c’era un legame fortissimo: ci sentivamo continuamente e incontrarla alla Stazione Centrale, dove lavorava in tabaccheria, era sempre una festa». Oggi, insieme all’avvocato Walter Felice e a sua figlia, protetta dall’anonimato per tutelare la propria bambina, chiede verità. «Sa solo che la zia non c’è più».

La famiglia non ha ancora trovato risposte, ma continua a credere nella giustizia. L’appartamento resta sotto sequestro e la salma è tuttora a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’avvocato Walter Felice ha espresso fiducia nelle forze dell’ordine e nella giustizia, pur rimanendo in attesa di nuovi riscontri tecnici.

Un piano studiato

Le indagini hanno rivelato elementi che suggeriscono un piano ben studiato. L’assassino conosceva le abitudini di Silvana, sapeva che il portiere era in ferie e riuscì a evitare l’unica telecamera all’ingresso del passo carraio. L’autopsia ha confermato il decesso per annegamento. Silvana indossava ancora lo chemisier con cui era uscita in bicicletta la mattina per fare la spesa. Sul collo presentava una ferita da taglio, non mortale ma da oggetto appuntito, mentre gli ematomi al volto e i traumi alle costole potrebbero derivare sia da un’aggressione sia da una caduta.

La scena del crimine è rimasta incontaminata, senza tracce di sangue né segni di violenza. «Mai vista una scena del crimine così pulita», ha commentato un esperto del RIS con trent’anni di esperienza. L’appartamento di 60 metri quadrati al sesto piano era in perfetto ordine: nessuna traccia di sangue, nessun segno di rapina né quadri disposti male. L’avvocato Walter Felice ha ipotizzato che l’aggressore avrebbe sorpreso la vittima da dietro prima di affogarla, per poi fuggire chiudendo la porta a chiave dall’esterno. Il mazzo non è mai stato ritrovato.

Non si esclude che dietro l’omicidio ci sia una lite finita male per la restituzione di un debito. Silvana era nota per la sua generosità e prestava piccole somme ad amici. I contatti frequentati tramite un’app di karaoke e gli amici del Sun Strac sono stati interrogati ripetutamente, senza far emergere elementi utili. Al di fuori del caso Silvana, altre notizie segnalano situazioni critiche. A Monte Bianco, 32 alpinisti sono bloccati al rifugio Goûter. Il sindaco non ha mandato l’elicottero, dicendo che «avevano ignorato gli avvertimenti». I pompieri hanno liberato un uomo da un anello fallico «rimasto incastrato per giorni». Questi episodi, sebbene diversi, riflettono una serie di eventi che segnano l’attualità italiana.