Detenuto contesta sovraffollamento, Corte Costituzionale valuta legittimità sanzioni

Detenuto contesta sovraffollamento, Corte Costituzionale valuta legittimità sanzioni

Detenuto contesta sovraffollamento in carcere, Corte Costituzionale valuta legittimità sanzioni
Detenuto contesta sovraffollamento in carcere, Corte Costituzionale valuta legittimità sanzioni

Un detenuto ha contestato la decisione di aggiungere una seconda branda nella sua cella singola, causando un calo dello spazio pro capite sotto i 3 metri quadrati. Il caso è finito in Corte Costituzionale, dopo che l’Ufficio di Sorveglianza di Padova, che dipende dal Tribunale di Venezia, ha sollevato questioni di legittimità sulla normativa penitenziaria. Il detenuto, condannato a 30 anni di reclusione per omicidio, aveva espresso proteste forti, minacciando di autolesionarsi e di chiedere il trasferimento in Sicilia se fosse stato forzato a condividere la stanza. La vicenda ha coinvolto un’ala del carcere Due Palazzi, dove i detenuti ammessi al lavoro mentre espiono l’ergastolo o il fine pena lungo sono collocati in stanze di 7 metri quadrati al lordo degli arredi.

Sanzioni non sospese nonostante il ricorso

La direzione del carcere ha sottolineato le misure compensative per i detenuti, che in quella sezione «sono impegnati in attività trattamentali (prevalentemente lavoro) e possono fruire nella medesima sezione di sala socialità, lavanderia e spazio per telefonare dalla mattina alle ore 7.30 fino alle 19.30 senza soluzione di continuità, avendo le camere aperte». Tuttavia, le sanzioni disciplinari non sono state sospese nonostante il ricorso del detenuto. Il Tribunale ha osservato che «la sanzione è già stata eseguita nonostante il reclamo immediatamente presentato», in quanto la normativa in vigore non prevede un effetto sospensivo in attesa del giudizio. L’Ufficio di Sorveglianza ha espresso dubbi sulla legittimità costituzionale di questa disposizione, portando il caso davanti alla Consulta.

Disagio per la convivenza e il rischio di violenza

Il detenuto ha sottolineato che la soluzione proposta dal carcere, ovvero l’uso del letto a castello, avrebbe comportato «tutta una serie di disagi nella convivenza con il secondo detenuto, sia per la scelta circa chi fosse destinato a salire sopra, sia per il disagio di salire e scendere di notte». Altri detenuti hanno espresso preoccupazioni simili, suggerendo di mettere la terza branda in stanze occupate da detenuti non meritevoli o che non avevano nulla da perdere. Alcuni hanno anche minacciato di distruggere gli ambienti o di autolesionarsi, causando tensioni significative. La direzione ha sottolineato che la metratura delle stanze, al netto degli arredi fissi, è effettivamente inferiore ai 6 metri quadrati, e la collocazione della seconda branda avrebbe portato la metratura pro capite sotto i 3.

Il detenuto ha presentato un reclamo, spiegando «di avere accettato di vivere a distanza di oltre 1.000 chilometri dalla famiglia proprio per il fatto di poter avere una stanza singola che gli consentiva non solo di lavorare, ma anche di studiare». La sanzione, di una certa entità, è comunque idonea a “macchiare” il percorso detentivo. Anche se la punizione è già stata eseguita, rimane «l’interesse al reclamo», in quanto potrebbe influire sulla valutazione della sua personalità da parte dell’équipe di osservazione e trattamento, anche ai fini della liberazione anticipata e dei benefici premiali.

La vicenda ha portato a una decisione di revoca della collocazione della seconda branda, tanto che il successivo arrivo di venti detenuti da un altro istituto è stato risolto con la loro collocazione in altre sezioni, dove le celle erano leggermente più spaziose. La Corte Costituzionale dovrà ora valutare la legittimità della normativa in vigore, che non prevede la sospensione delle sanzioni disciplinari in attesa del giudizio. Il caso rappresenta un esempio di come le condizioni di sovraffollamento possano generare tensioni significative all’interno dei carcere, con conseguenze sia per i detenuti che per l’ordine interno.

La vicenda ha coinvolto un detenuto che aveva reagito con forza alla volontà della direzione di aggiungere una seconda branda nella cella singola. La decisione è stata revocata, e il detenuto ha scontato la punizione, ma il reclamo rimane comunque rilevante per il suo percorso detentivo. La Corte Costituzionale dovrà ora valutare la legittimità della normativa in vigore, che non prevede la sospensione delle sanzioni disciplinari in attesa del giudizio.