Gioco da tavolo in crescita, ma il settore chiede un sistema più unito

Due eventi nazionali in agosto segnalano un forte interesse per il gioco da tavolo, ma il settore non ha ancora una struttura comune.

Due eventi di gioco da tavolo in agosto segnalano un forte interesse, ma il settore chiede un sistema più unito
Due eventi di gioco da tavolo in agosto segnalano un forte interesse, ma il settore chiede un sistema più unito

In agosto, quando l’Italia si ferma, il gioco da tavolo non si ferma. Due eventi nazionali, costruiti quasi interamente da volontari e community, si svolgono in un mese in cui il settore ludico italiano dimostra un fermento crescente. Il primo, giocAosta, si svolge a Torino dal 7 al 10 agosto, trasformando il centro storico in una ludoteca a cielo aperto. Il secondo, DDCON, si tiene a Lucca dal 28 al 30 agosto, con un format diverso ma altrettanto radicato nella comunità. Entrambi segnalano un interesse crescente, ma anche una mancanza di struttura. Il tema di quest’anno è dedicato all’immaginario cinematografico, con il claim “Ciak, si gioca!”.

Un fermento che non si traduce in crescita

«Il fermento c’è, ed è il dato più incoraggiante degli ultimi dieci anni. Il problema è che il fermento resta sempre a un passo dal tradursi in crescita strutturale del mercato», afferma Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. I numeri raccontano una realtà in crescita: l’edizione precedente di giocAosta ha registrato oltre 40.000 presenze attive in quattro giorni e più di 10.000 prestiti in ludoteca. L’edizione 2026, in programma a Torino, ha visto 6.000 pre-iscrizioni, con 5.000 arrivate nei primi quarantacinque minuti. Tuttavia, il settore non ha ancora trovato una struttura che possa sostenere questa crescita.

«Da qualche parte, tra l’entusiasmo di piazza Chanoux e lo scaffale del negozio, si perde qualcosa», osserva De Carolis. Il settore, pur in crescita, non riesce a tradurre il fermento in una crescita organizzata. Il gioco da tavolo ha ormai smesso di dover dimostrare la propria utilità, sottolinea l’esperto. Il gioco non è più solo un prodotto commerciale, ma un dispositivo culturale e sociale.

Il gioco come dispositivo culturale

Lo dimostra il Gioco dell’Anno, il principale premio italiano del settore, che valorizza il gioco come strumento di inclusione e socialità. La ricerca accademica conferma questa tendenza: uno studio dell’Università di Plymouth, pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders, ha documentato il ruolo del gioco da tavolo nei percorsi di inclusione delle persone autistiche. In Italia, esperienze simili si sviluppano anche in ambiti come il reinserimento sociale negli istituti di pena e nei casi di studio universitari.

«Lo dicono gli studi, non i comunicati degli editori», aggiunge De Carolis. Tuttavia, il settore continua a essere trattato come un comparto merceologico qualunque, con ogni editore che agisce per conto proprio. Il gioco è un dispositivo culturale a tutti gli effetti: produce socialità, contrasta la solitudine, funziona nelle scuole, nelle carceri, nelle case di riposo, nei percorsi di inclusione. «Servono opportunità comuni e soprattutto battaglie comuni: la formazione degli insegnanti, il gioco nei presìdi sociosanitari, il sostegno agli autori italiani, una rappresentanza che sappia parlare con la politica», conclude De Carolis. Editori, distributori, negozianti, associazioni, festival: siamo pochi e non siamo uniti. Possiamo permetterci solo la prima delle due cose.

«Ad agosto ci sono due eventi nazionali costruiti quasi interamente da volontari e da community. È una notizia bellissima e insieme un campanello d’allarme: significa che il settore cresce grazie alla passione di chi lo abita, non grazie a un’infrastruttura che lo sostiene», conclude De Carolis. La passione, prima o poi, chiede il conto. Costruiamo l’infrastruttura insieme finché siamo ancora in tempo, conclude l’esperto.