Ilva, un’alternativa italiana si fa avanti: Orsini: “La cordata è possibile”
Un’alternativa italiana per salvare l’Ilva: Orsini di Confindustria annuncia la possibilità di una cordata nazionale.

L’Ilva, l’acciaieria di Taranto in crisi da anni, sembra aver trovato un’alternativa italiana. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha annunciato che una cordata nazionale potrebbe essere una soluzione per salvaguardare l’industria. L’idea, riconducibile a una versione moderna dei “capitani coraggiosi” di Silvio Berlusconi, si basa su un’ipotesi di collaborazione tra imprese locali e nazionali per rilanciare il siderurgico. La proposta, però, si scontra con le decisioni del governo, che ha smantellato la società pubblica Dri Italia, nata per guidare la decarbonizzazione del settore.
Un’ipotesi di cordata italiana
Orsini ha sottolineato che le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva aprono le porte a una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese. “Oltre alle persone ci sono filiere importantissime di prodotti dietro all’Ilva”, ha detto il presidente di Confindustria, al termine di un tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’incontro ha visto la partecipazione di Federmeccanica, Federacciaio e diversi produttori, tra cui Marcegaglia, Banzato e Pittini. Non è stato presente Arvedi, il principale player del settore italiano.
La decisione del ministero deve tener conto dei tempi stretti per via delle risorse necessarie a tenere in piedi l’Ilva, a corto di corta e a breve senza più materiali da vendere. Riscrivere il bando sposterebbe più in là la cessione, ma la disponibilità degli industriali potrebbe ingolosire il governo sperando in un’asta reale, con più partecipanti e quindi migliori garanzie occupazionali.
Un’alternativa in bilico tra speranza e incertezza
Intanto, il colosso indiano Jindal ha confermato il suo interesse all’acquisizione integrale del siderurgico nell’ambito del bando aperto prima della sentenza di Milano. L’azienda ha espresso interesse per la vendita dell’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo che dovrà essere spenta tra 80 giorni. L’alternativa, però, resta in mano ai commissari straordinari di Ilva in as e Acciaierie d’Italia in as. La decisione del governo di smantellare la società pubblica Dri Italia, nata per guidare la decarbonizzazione, ha suscitato contestazioni. La Fiom ha contestato il provvedimento, sottolineando che contrasta con l’unico piano industriale condiviso un anno e mezzo fa con i commissari. L’unico piano industriale condiviso, però, non ha portato risultati concreti. Le amministrazioni locali si sono dette deluse al termine di un tavolo che si è concluso senza risposte, senza decisioni e senza una prospettiva concreta per il futuro.
Il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, ha lamentato che il governo rinvia le decisioni, mentre Taranto, i lavoratori e un intero territorio continuano a vivere nell’incertezza. Non ci bastano più annunci o manifestazioni d’interesse: chiediamo tempi certi, un cronoprogramma preciso e impegni chiari e vincolanti. L’incertezza, però, non è solo un problema locale: è un problema nazionale, che riguarda l’industria e la capacità del Paese di rilanciare un settore chiave come l’acciaio. La cordata italiana, se dovesse prendere forma, potrebbe rappresentare un’alternativa concreta per salvaguardare l’Ilva e il lavoro dei suoi dipendenti. Ma per farlo, servirà un impegno concreto da parte di tutti i soggetti coinvolti, non solo una mera volontà di collaborazione.
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