La crisi economica russa: banche senza liquidità e riserve Fmi inutilizzabili
La Russia affronta una crisi economica con banche in liquidità e riserve Fmi non utilizzabili.

La Russia si trova in una situazione economica complessa, con banche che soffrono di una significativa carenza di liquidità, ostacolando il rifinanziamento del debito pubblico. La mancanza di liquidità ha reso difficoltoso l’acquisto di titoli di Stato, con conseguenze dirette sul mercato finanziario interno. La Banca centrale russa ha ridotto le proprie previsioni di crescita del Pil, che si attesta intorno all’1,1%, mentre il Fmi, attraverso una tecnica di triangolazione dei dati, ha valutato una crescita del Pil russo a circa lo 0-1%. La situazione si colloca nel solco di precedenti simili, come l’Iran, dove il governo ha mantenuto il riconoscimento istituzionale all’interno del Fmi, a differenza del Venezuela, dove l’accesso ai Dsp fu congelato per anni.
Le riserve del Fmi e la loro utilizzabilità
La Russia, membro del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), detiene una quota di 12,904 miliardi di diritti speciali di prelievo (Dsp), pari a circa 17,6 miliardi di dollari, con un potere di voto del 2,59%. I Dsp effettivamente detenuti ammontano a 17,646 miliardi, per un valore di circa 24 miliardi di dollari. Tuttavia, la situazione delle riserve non è utilizzabile a causa delle sanzioni internazionali e delle misure adottate fuori dai contesti istituzionalizzati. Il Fmi, attraverso una tecnica di triangolazione dei dati, ha valutato la crescita del Pil russo attorno all’1,1%, mentre la Banca centrale russa ha ridotto la propria previsione allo 0-1%. Questo dato va interpretato con attenzione, poiché il Pil misura la produzione corrente, non il benessere né la conservazione della ricchezza.
Le sanzioni e il loro impatto sui Dsp
Le sanzioni internazionali, soprattutto quelle europee e statunitensi, hanno limitato la possibilità per la Russia di utilizzare i Dsp in modo efficace. Le banche centrali occidentali, che detengono le valute del paniere Dsp, operano sotto regimi sanzionatori nei confronti della Russia stessa. Un eventuale accordo bilaterale tra Russia e Cina per convertire i Dsp in Yuan, pur non costituendo un illecito ai sensi del diritto internazionale generale o dell’Accordo che istituisce il Fmi, sarebbe ostacolato dal regime di sanzioni. Il rischio di esclusione dal sistema di compensazione in dollari e dal circuito Swift costringe le grandi banche statali cinesi ad agire con prudenza.
Le sanzioni non cancellano i Dsp della Russia né rendono giuridicamente illecito un loro trasferimento; restringono però fortemente il numero delle controparti disposte e autorizzate a fornire valuta utilizzabile. La situazione dimostra come misure adottate fuori dai contesti internazionali istituzionalizzati possano incidere sull’utilizzabilità dei meccanismi creati in sede multilaterale, senza sospendere formalmente i diritti di un Paese all’interno di un’organizzazione.
La crisi economica russa ha portato a una serie di conseguenze dirette sul sistema bancario. Le banche russe, che dipendono fortemente dalla liquidità della Banca centrale, stanno affrontando un crescente fabbisogno di rifinanziamento. La fuga dei depositi ha reso necessario per gli istituti di credito di preservare le riserve residue per il loro core business, ovvero i prestiti commerciali. La carenza di liquidità ha comportato la sospensione delle aste pubbliche settimanali dei titoli di Stato russi, con conseguenze dirette sul costo del debito sovrano. Il Ministero delle Finanze ha quindi sospeso il collocamento per evitare un irrigidimento del costo del debito sul bilancio pubblico.
Per ovviare al blocco ma continuare a finanziare il deficit, in gran parte generato dalle spese militari, le autorità russe stanno utilizzando strumenti alternativi. La Banca Centrale realizza operazioni di pronti contro termine a breve termine e immette liquidità nel sistema. Tuttavia, questo, se rende meno probabile un default a causa dei titoli denominati in rubli, ne trasferisce i costi su inflazione, cambio e disponibilità di credito per le imprese. Inoltre, il sistema bancario accumula crediti deteriorati, aggravando ulteriore la situazione economica del Paese.
