La violenza coniugale non è solo maschile, spesso si resta per paura e per il cane
L’avvocato Bernardini De Pace analizza le motivazioni che tengono insieme le coppie: soldi, solitudine e il cane.

Annamaria Bernardini De Pace, avvocato e matrimonialista, ha sottolineato come la violenza coniugale non sia esclusivamente un fenomeno maschile. «Anche le donne possono esser violente», ha affermato, spiegando come spesso le coppie non si separino per motivi economici, per paura della solitudine o per il cane. L’argomento è stato sviluppato in un articolo in cui l’avvocato ha analizzato le dinamiche che ostacolano la fine di un’unione.
La violenza psicologica e le donne che controllano
La violenza coniugale, secondo Bernardini De Pace, non cambia natura in base al genere di chi la commette. «Anche le donne possono essere violente: manipolano, perseguitano, controllano», ha spiegato. L’avvocato ha ricordato di aver ottenuto due allontanamenti di mogli che maltrattavano marito e figli, grazie a una sentenza del 1986 che riconobbe per la prima volta in Italia la violenza psicologica in famiglia. «Ricostruendo una trama, episodio dopo episodio, si comprende come frasi, minacce e umiliazioni compongano un sistema di sopraffazione», ha sottolineato.
Le motivazioni che tengono insieme le coppie
La separazione, spesso, non è semplice. «A impedire la separazione è tutto ciò che viene dopo», ha detto Bernardini De Pace. Tra i motivi principali, spicca l’ostacolo economico: «Un’altra casa, due bollette, la vita da ricostruire. Molti preferiscono rovinarsela pur di non pagare il costo del cambiamento», ha spiegato. L’animale domestico, inoltre, diventa spesso un’arma di ricatto: «C’è chi teme di non vederlo più perché è intestato al coniuge», ha aggiunto. La solitudine e la vergogna giocano un ruolo cruciale. La vergogna può essere più forte dell’infelicità. «Più donne rinunciano a un amore importante pur di non sentirsi dire: “Non sei stata capace neppure di tenerti un marito”», ha osservato. Anche chi non ha problemi di denaro incontra ostacoli psicologici: «Resta il timore di restare sole», ha spiegato. «Ho una cliente che quasi mantiene il marito, eppure non lo lascia: si vergogna di andare al ristorante senza un uomo», ha detto.
Le dinamiche di controllo sono cambiate nel tempo. «Sì. Alcune convincono il marito ad attivare il riconoscimento facciale, poi di notte gli avvicinano il telefono al viso e lo aprono», ha detto Bernardini De Pace. Gli uomini, spesso, si credono troppo in gamba per essere traditi. Per chi non ha le risorse economiche per divorziare, l’avvocato propone una soluzione pragmatica: «La chiamo “separazione non separati”: si resta sotto lo stesso tetto, ma un accordo stabilisce spese, turni con i figli, sere libere, divieto di controllarsi il telefono e libertà sessuale», ha spiegato.
La sua esperienza personale ha reso la sua voce ancora più autorevole. «Quando decisi di separarmi dal marito, dovette ripartire da zero», ha ricordato. «Mio marito mi disse: “Se ti sposo, all’università non ci vai più. Sei bella e sono geloso”. Quando l’amore finì, ripresi gli studi. Mi laureai in due anni vendendo i vestiti ricevuti dalla mia famiglia. Avevo un milione di lire; l’affitto ne costava 900mila», ha raccontato. Se non puoi mantenerti, non sei davvero libera, ha concluso.
