Treviso diventa la prima città in Italia a vietare l’uso gratuito di ChatGPT negli uffici

Il Comune di Treviso introduce un regolamento per limitare l’uso di AI gratuite, proteggendo dati e responsabilità.

Un dipendente del Comune di Treviso utilizza un computer con un messaggio relativo all'uso dell'intelligenza artificiale
Un dipendente del Comune di Treviso utilizza un computer con un messaggio relativo all’uso dell’intelligenza artificiale

Il Comune di Treviso ha approvato un regolamento che vieta l’uso gratuito di piattaforme di intelligenza artificiale come ChatGPT negli uffici comunali, diventando la prima amministrazione italiana a prendere questa misura. L’iniziativa, spiegata dal sindaco Mario Conte, nasce con l’obiettivo di garantire sicurezza, tutela dei dati e responsabilità nell’utilizzo dell’AI. L’obiettivo è creare un modello di gestione dell’innovazione che possa diventare un riferimento nazionale.

Un approccio equilibrato tra innovazione e protezione

Il regolamento non intende demonizzare l’AI, ma piuttosto regolamentarne l’uso per evitare rischi per la privacy e la gestione dei dati sensibili. «L’AI non va demonizzata, ma la responsabilità è umana», ha sottolineato il sindaco Conte. L’amministrazione trevigiana ha scelto di limitare l’uso di strumenti gratuiti, come ChatGPT, e di promuovere invece l’acquisto di licenze professionali a pagamento, che offrono maggiore tutela per i cittadini e per i dati comunali.

Un divieto preventivo per evitare fughe di dati

La decisione è scaturita dall’ingresso sempre più massiccio dell’AI nella pratica quotidiana dei settori comunali, come urbanistica, lavori pubblici, elaborazione dati e anagrafe. «Ormai l’intelligenza artificiale è entrata in tutte le articolazioni del Comune», ha spiegato il vicesindaco Alessandro Manera. L’uso di strumenti gratuiti potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei dati sensibili, motivo per cui il Comune ha deciso di adottare un regolamento preventivo. «Gli strumenti a pagamento limitano molto di più la reperibilità di chi ha fatto la domanda e di chi ha inserito quelle informazioni», ha precisato Manera.

Il regolamento include anche un codice etico che vieta ai dipendenti l’uso autonomo delle piattaforme di intelligenza artificiale gratuite. «C’è però un principio sul quale non intendiamo arretrare: l’uomo deve rimanere sempre al centro», ha sottolineato il sindaco Conte. L’AI può essere uno strumento di supporto, ma la decisione finale, il controllo e la responsabilità devono restare nelle mani delle persone.

Un modello che attira l’attenzione di altre amministrazioni

La delibera di Treviso, elaborata nel solco tracciato dall’AI Act europeo, ha suscitato interesse in altre amministrazioni locali. «Quando l’ho fatto credevo fosse una cosa semplice. In realtà mi hanno contattato molti altri comuni per chiedermi informazioni», ha rivelato Manera. Città come Piacenza e Vimercate stanno seguendo un approccio simile, puntando su whitelist approvate dai dirigenti per arginare l’uso di software non tracciati. Il Comune di Treviso, però, non si limita ai divieti, ma esplora le potenzialità dell’AI a supporto dell’urbanistica e dell’ambiente. «L’intelligenza artificiale può dirmi già oggi quanto, tra quindici anni, una specie di albero che vorremmo piantare occuperà in volume la strada», ha spiegato Manera, riassumendo l’approccio municipale. L’obiettivo è che i dipendenti utilizzino l’AI con la consapevolezza che il livello gratuito comporta delle conseguenze, mentre il livello a pagamento garantirà una tutela in più per il cittadino.