Tre ultras della Reggina indagati per estorsione e controllo illegale dei biglietti
Tre ultras della Reggina indagati per estorsione e controllo illegale dei biglietti

Indagati tre ultras della Reggina per estorsione, pressioni sul club e gestione illegale dei biglietti. L’inchiesta, condotta dalla Dda, ha contestato un metodo mafioso utilizzato per ottenere somme di denaro e controllare la distribuzione dei tagliandi. I tre indagati, Davide Crupi, Girolamo Emanuele Lubrano e Andrea Pennica, sarebbero stati coinvolti in un’associazione a delinquere che ha esercitato pressioni sulla precedente dirigenza della squadra, composta da Antonino Ballarino e Virgilio Salvatore Minniti. Le indagini hanno ricostruito una serie di incontri tra il febbraio 2024 e l’aprile 2025, durante i quali sono state richieste somme per sostenere le spese legali degli ultras e per il canone della vecchia sede del tifo organizzato. In sei occasioni sono stati indicati importi per un totale di 7.300 euro, ma la procura non ha dubbi: solo una parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per le attività della curva, mentre il resto sarebbe stato trattenuto e suddiviso tra i membri del gruppo.
Pressioni e controllo dei biglietti
La procura ha ricostruito un sistema di pressioni che ha coinvolto la precedente dirigenza della Reggina, obbligata a consegnare capi di abbigliamento ufficiale dei calciatori e a finanziare coreografie. Inoltre, i tre indagati avrebbero controllato la distribuzione dei biglietti per la Curva Sud, operando in alternativa al canale ufficiale rappresentato dalla piattaforma “Viva ticket”. Questo ha permesso loro di garantire l’ingresso a tifosi sottoposti a Daspo senza l’acquisto di un biglietto regolare, causando un danno patrimoniale non quantificabile. La capacità intimidatoria del gruppo derivava anche dalla mobilitazione di duecento persone, tra cui soggetti sottoposti a misure di prevenzione.
Le minacce e le condotte illecite sono state centrali nell’inchiesta. Le indagini hanno rivelato minacce di diserzione dello stadio, con l’obiettivo di causare una perdita cospicua di entrate finanziarie. Inoltre, i tre ultras avrebbero utilizzato contestazioni strumentali per determinare sanzioni sportive ed economiche a carico della società. Tra le condotte illecite, sono state segnalate invasioni di campo, lanci di fumogeni e, in un caso, il lancio di bottigliette d’acqua sul terreno di gioco, che ha causato un’ammenda di 3mila euro e una gara disputata a porte chiuse.
Contesto e aggravanti mafiosi
La procura ha anche evidenziato l’aggravante mafioso derivante dalla vicinanza degli ultras a ambienti legati alla criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetistico, provenienti dal quartiere Gebbione, sotto il controllo della cosca dei Labate. Oltre ai reati di associazione a delinquere ed estorsione, Andrea Pennica è accusato anche di essere stato in possesso di un cellulare mentre era detenuto nel carcere di Reggio Calabria, per un’altra causa. L’indagine ha evidenziato come il gruppo operasse in modo parallelo e illegale, con un profitto ingiusto a carico della società.
La Dda ha concluso l’inchiesta con l’avviso di conclusione indagini. La procura ha sottolineato come le somme richieste non fossero limitate ai versamenti in contanti, ma comprendevano anche pressioni su aspetti diversi, come l’abbigliamento e la gestione dei biglietti. La Dda ha chiuso l’inchiesta con l’avviso di conclusione indagini, firmato da Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto, e Sara Amerio, sostituto della Dda.
