Terremoto Campi Flegrei: il bradisismo richiede una gestione continua e prevenzione costante
Terremoto a Campi Flegrei: bradisismo e prevenzione, sfida per la comunità scientifica e le istituzioni

Il 1 agosto 2026, un terremoto di magnitudo 4.7 ha scosso i Campi Flegrei, riaccendendo l’attenzione su un territorio che vive da anni una crisi permanente. La scossa, accompagnata da un lungo sciame sismico, ha causato ventuno feriti, due dei quali ricoverati in codice rosso. L’evento ha messo in luce una situazione complessa, in cui il bradisismo – un fenomeno di sollevamento del suolo e attività vulcanica – rappresenta una condizione con cui la comunità deve convivere ogni giorno. La sfida non è soltanto gestire l’emergenza, ma investire in sicurezza, manutenzione, informazione e programmazione.
Bradisismo: una condizione di vita quotidiana
La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Lucia Pappalardo, ha sottolineato che il bradisismo non è un evento eccezionale, ma una condizione con cui la comunità deve convivere. «Il bradisismo non si è mai fermato», ha spiegato, aggiungendo che il suolo continua a sollevarsi di circa un centimetro al mese e che il degassamento della Solfatara rimane elevato. Questi fenomeni alimentano la deformazione della crosta terrestre e quindi gli sciami sismici. Non siamo davanti a un fatto nuovo, ma alla prosecuzione di un processo che la comunità scientifica segue con continuità e che impone di mantenere alta l’attenzione.
Il presidente dell’Ingv, Fabio Florindo, ha invitato a guardare i fatti senza cedere né all’allarmismo né a rassicurazioni superficiali. Finché c’è sollevamento noi ci dobbiamo aspettare delle scosse. Il problema è che non sappiamo l’entità. Questa frase sintetizza bene la situazione dei Campi Flegrei. La scienza è in grado di spiegare il fenomeno, di monitorarlo con strumenti sofisticati e di indicarne le dinamiche. Tuttavia, non può stabilire quando si verificherà la prossima scossa né quale intensità potrà raggiungere. Ed è proprio questa incertezza a rendere il bradisismo diverso da molte altre emergenze naturali.
La prevenzione come priorità
Non ci sono evidenze di risalita del magma, cioè di segnali che farebbero pensare a un’imminente eruzione. Due affermazioni che non si contraddicono, ma si completano: prudenza, dunque, ma nessun catastrofismo. La cronaca, intanto, consegna un bilancio che non può essere liquidato come marginale. Ventuno feriti, due dei quali ricoverati in codice rosso. Il crollo della facciata di una palazzina a Pozzuoli, cornicioni e intonaci precipitati in diversi punti tra Pozzuoli e Bagnoli, il cedimento di un traliccio dell’alta tensione ad Agnano con ripercussioni sulla rete elettrica, il distacco di un costone di tufo in via Gerolomini a Pozzuoli, il crollo di un muro di contenimento sui binari della Cumana, la chiusura del porto di Pozzuoli per le lesioni alle vie di accesso alle banchine e la sospensione dei collegamenti con Ischia e Procida. A questo si aggiungono ventidue nuclei familiari costretti a lasciare le proprie abitazioni e l’immediata apertura dei centri di accoglienza.
Questi fatti richiamano una responsabilità che va ben oltre la gestione dell’emergenza. Ma sono anche domande. Perché un territorio che sa di convivere con il bradisismo non può limitarsi a contare i danni dopo ogni scossa. Deve interrogarsi sulla qualità del patrimonio edilizio, sulla manutenzione delle infrastrutture, sulla capacità di mettere realmente in sicurezza gli edifici più vulnerabili, sulla rapidità delle verifiche e degli interventi. Non si tratta di attribuire responsabilità affrettate. Sarebbe ingiusto e persino inutile nelle ore dell’emergenza. Ma proprio perché il bradisismo non è un evento imprevedibile, bensì una condizione che accompagna da anni la vita dei Campi Flegrei, la prevenzione non può essere considerata un capitolo secondario.
La vera sfida non consiste nel rincorrere ogni nuova scossa, ma nel costruire, giorno dopo giorno, le condizioni perché le conseguenze siano sempre più limitate. La differenza tra un territorio fragile e un territorio resiliente non sta nella possibilità di impedire il terremoto, ma nella capacità di ridurne gli effetti sulle persone. Il bradisismo obbliga a ripensare anche il concetto stesso di emergenza. Un terremoto dura pochi secondi. Il bradisismo, invece, può durare anni. Cambiano così anche le responsabilità. La politica è chiamata a programmare, non soltanto a intervenire. Le istituzioni devono garantire una presenza costante, non soltanto nelle ore in cui si accendono i riflettori.
