Taring Padi presenta a Venezia una “contromostra” di resistenza e solidarietà
A Venezia, il collettivo indonesiano Taring Padi presenta una mostra di resistenza e solidarietà, in dialogo con movimenti globali.

Una mostra di resistenza e solidarietà a Venezia
A Venezia, il collettivo indonesiano Taring Padi ha presentato una “contromostra” che si colloca in dialogo con le lotte globali e le resistenze politiche. L’opera, realizzata in collaborazione con lo spazio sociale Morion, è un grande banner che rappresenta la forza collettiva del popolo, unita in difesa delle cause e delle lotte politiche. La scritta in basso, «Abolish fascism, organise autonomy», è accompagnata da cartelli che riprendono slogan come «Ice out» e «No to the genocide pavillion at the Biennale». L’evento, che si svolge sulle Zattere, è parte di una serie intitolata *People’s Liberation*, e si conclude a luglio. La mostra è il frutto di un dialogo tra Sale Docks e i Taring Padi, sviluppato in stretta collaborazione con lo spazio sociale Morion.
La produzione del murale è un momento partecipativo, aperto a tutti, chiunque poteva venire e disegnare delle parti o colorare. L’arte, per i Taring Padi, non è solo un mezzo di espressione, ma un strumento per trasmettere messaggi e unire cause. I grandi banner e i *wayang kardus*, sagome di cartone che deridono le persone al potere, sono stati presentati anche durante le mobilitazioni contro le grandi navi nel 2024.
Un lavoro che unisce arte e politica
«Noi facciamo da sempre un lavoro su due versanti paralleli», spiega Marco Baravalle, curatore di Sale Docks. «Quello dell’organizzazione delle lotte dei lavoratori dell’arte e quello della nostra progettualità curatoriale». Questo approccio si riflette nella mostra, che non si limita a esporre opere, ma coinvolge attivisti, artisti e movimenti in un processo di creazione partecipativo. «La produzione del murale è un momento partecipativo, aperto a tutti, chiunque poteva venire e disegnare delle parti o colorare», racconta Ladija Triana Dewi, tra le artiste in residenza a Venezia. L’arte, per i Taring Padi, è sempre stata strettamente legata alla dimensione politica.
Il collettivo, nato nel 1998 dopo la caduta del dittatore Suharto, ha una storia legata a contesti di resistenza e trasformazione sociale. Nel 2022, un’opera esposta alla Documenta a Kassel è stata accusata di antisemitismo. L’opera, intitolata *People’s Justice*, raffigurava un personaggio ebreo ortodosco con il simbolo delle SS e un membro del Mossad con il muso di un maiale. Il caso ha suscitato reazioni forti, tra cui quelle dell’allora ministra della Cultura Claudia Roth e di diverse organizzazioni. Il collettivo si è scusato per il dolore arrecato, ma il dibattito ha portato anche alle dimissioni della direttrice di Documenta Sabine Schormann.
La mostra a Venezia è il frutto di un dialogo tra Sale Docks e i Taring Padi, sviluppato in stretta collaborazione con lo spazio sociale Morion. «Noi abbiamo pensato che ci fosse bisogno di una forza artistica e culturale per portare avanti lo spirito di queste lotte», racconta Alexander Supartono, uno dei membri fondatori del collettivo. L’arte, per i Taring Padi, non è solo un mezzo di espressione, ma un strumento per trasmettere messaggi e unire cause. I grandi banner e i *wayang kardus*, sagome di cartone che deridono le persone al potere, sono stati presentati anche durante le mobilitazioni contro le grandi navi nel 2024. La mostra, realizzata in collaborazione con l’Institute of radical imagination, si colloca in contrapposizione a un certo modo di intendere l’arte espresso anche dalla Biennale, criticata per aver incluso le opere degli artisti israeliani.
