La strage di Castel D’Azzano: «Ha fatto tutto mia sorella»

Tre carabinieri uccisi in un incendio, i fratelli Ramponi in carcere e la sorella accusata.

Tre carabinieri uccisi in un incendio, i fratelli Ramponi in carcere e la sorella accusata
Tre carabinieri uccisi in un incendio, i fratelli Ramponi in carcere e la sorella accusata

La strage di Castel D’Azzano, che ha visto la morte di tre carabinieri e il ferimento di una ventina di uomini delle forze dell’ordine, è al centro di un’indagine che ha portato in carcere i fratelli Ramponi, Franco, Dino e Maria Luisa detta Luisella. La procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale plurimo, mentre uno dei tre, Franco, ha puntato il dito sulla sorella, accusandola di aver dato il via all’incendio che ha distrutto la casa di campagna in cui vivevano. «Vi ammazzo tutti», ha urlato lei prima di innescare la fiamma e far esplodere il casolare riempito di gas.

Un isolamento totale e una famiglia in crisi

Franco, Dino e Luisella vivevano in un isolamento totale, lontani dal resto del mondo. Secondo un testimone che abita a 50 metri dai Ramponi, «non ho mai visto la sorella mentre i due fratelli mi è capitato di scorgerli nelle campagne nelle ore notturne… Che io sappia non avevano rapporti con nessuno, non credo avessero amici». Andavano a fare la spesa «in bicicletta, passando per strade di campagna per non farsi vedere in paese», ricorda un loro cugino, Guglielmo. La famiglia era sotto il controllo della madre, Zia Armida, che non permetteva loro di giocare e li obbligava a aiutare i genitori.

La crisi finanziaria e il sequestro giudiziario

La situazione economica dei Ramponi era in crisi. Luisella aveva chiesto per la prima volta 20 mila euro sotto forma di cambiale agraria, ma non riuscivano a pagare le rate del mutuo ipotecario da 160 mila euro. Da qui pignoramento e sgombero. «Io non ce l’avevo con i carabinieri ma con il custode giudiziario, a lui avrei dato tante botte. In ogni caso non ho fatto esplodere la casa, c’era solo mia sorella lì, io e Dino eravamo nei campi dalle 23.30», ha detto Franco durante uno degli interrogatori.

La procura ha però indicato che i due fratelli si erano dati alla fuga nei campi dopo aver preparato l’attentato. La famiglia del luogotenente Piffari, uno dei tre carabinieri morti, ha rivelato che il militare aveva confidato le sue paure a un’amica, che gli aveva letto i tarocchi: «Questi sono pronti ad attenderci, sono preparati, è come se avessi un campanello d’allarme che suona dentro di me». La strage ha scosso la comunità locale e ha acceso dibattiti su come si possa arrivare a un atto così estremo.

La procura indaga per omicidio stradale plurimo, mentre i fatti restano in attesa di una sentenza. La strage di Castel D’Azzano rimane un caso che ha sconvolto le forze dell’ordine e ha messo in luce le complessità di una famiglia in crisi. La sorella, accusata di aver dato il via all’incendio, rimane al centro delle indagini. I fratelli sono in carcere e attendono il verdetto del giudice.

La strage ha anche suscitato reazioni in tutta Italia, con dibattiti su come si possa arrivare a un atto così estremo. La famiglia dei carabinieri uccisi ha espresso dolore e rabbia, mentre i familiari dei Ramponi hanno cercato di spiegare le motivazioni dietro l’atto. La procura ha chiarito che l’incendio è stato un atto premeditato, che ha causato gravi conseguenze per le forze dell’ordine.