La scuola e l’etica della distanza: perché dobbiamo restituire autonomia ai docenti
La scuola deve tornare a valutare, non solo adattarsi. L’autonomia dei docenti è fondamentale per un’educazione etica.

La scuola, in un mondo sempre più veloce e orientato al consumo immediato, rischia di perdere la capacità di valutare e di formare. L’autonomia dei docenti, insieme al loro giudizio, è un elemento chiave per mantenere un’educazione etica e riflessiva. Questo tema emerge con forza nel dibattito educativo, in un contesto in cui le nuove Indicazioni nazionali richiedono una maggiore personalizzazione e una maggiore attenzione alle competenze, ma al tempo stesso si osserva una logica tayloristica che riduce il lavoro degli insegnanti a procedure e risultati misurabili.
La distanza come condizione del giudizio
Secondo Gert Biesta, la scuola non può limitarsi a adattarsi al presente, ma deve mantenere una distanza sufficiente per osservare e giudicare la realtà. Questo concetto si applica anche al divieto dello smartphone in classe, che non è solo una misura disciplinare, ma un tentativo di preservare un luogo in cui si possa incontrare qualcosa di non scelto. La distanza, in questo senso, diventa una condizione del giudizio, permettendo agli insegnanti di valutare non solo ciò che accade, ma anche ciò che merita di essere insegnato.
La scuola è abbandonata in una società organizzata intorno alla possibilità di ottenere rapidamente ciò che si desidera. In un contesto in cui la velocità e la disponibilità immediata sono valori predominanti, la scuola deve trovare un equilibrio tra adattamento e distanza. L’Emilia-Romagna, ad esempio, ha riaperto le scuole primarie il 31 agosto, una decisione che si presenta come una risposta alle famiglie, ma che al tempo stesso solleva domande su come la scuola possa mantenere la sua capacità di formare e valutare.
La distanza non è un ostacolo, ma una condizione necessaria per un’educazione etica.
La responsabilità degli insegnanti e la loro autonomia
Prendere sul serio la responsabilità degli insegnanti significa anche liberarli, restituendo loro tempo, autonomia e giudizio. Senza questi elementi, la responsabilità rischia di diventare una parola vuota. L’autonomia non è solo un diritto, ma una condizione necessaria per permettere agli insegnanti di decidere che cosa meriti la loro attenzione e di assumersi la responsabilità di quel giudizio. La questione assume un rilievo particolare in una società in cui la tecnologia e la velocità di accesso al sapere semplificano l’esperienza educativa. L’insegnante, però, è il soggetto che deve assumersi la responsabilità di istituire uno spazio di distanza, dove si possa valutare non solo ciò che si vede, ma anche ciò che merita di essere insegnato.
La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un’esperienza di formazione che richiede una riflessione critica.
La pedagogia e l’etica tornano a incontrarsi proprio in questa zona, incorporata nei gesti della professione. È qui che si colloca la responsabilità degli insegnanti, che non si limita a trasmettere conoscenze, ma a decidere che cosa valga la pena insegnare. La scuola, in questo senso, non è solo un luogo di apprendimento, ma un’esperienza di formazione che richiede una riflessione critica e una capacità di giudizio.
Una scuola pensata soprattutto in funzione dell’adattamento, osserva Biesta, rischia di perdere la possibilità di mettere la realtà a una distanza sufficiente perché possa essere osservata e giudicata. Questo è un rischio concreto, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia e la velocità di accesso al sapere semplificano l’esperienza educativa. L’insegnante, però, è il soggetto che deve assumersi la responsabilità di istituire uno spazio di distanza, dove si possa valutare non solo ciò che si vede, ma anche ciò che merita di essere insegnato.
