Schifani in crisi: il governatore della Sicilia convoca la giunta e si apre la discussione sul voto anticipato
Il governatore della Sicilia, Renato Schifani, convoca la giunta per discutere dimissioni e voto anticipato. La data non convince tutti.
Il governatore della Sicilia, Renato Schifani, ha convocato la giunta regionale per affrontare una situazione politica in movimento. L’ipotesi di dimissioni, circolata in seno al partito, ha scatenato tensioni interne e ha aperto la discussione sul voto anticipato, con la data non ancora definita. La mossa del presidente della Regione, dopo che dal suo stesso partito sembravano scoraggiarlo a ricandidarsi per un secondo mandato, ha messo in movimento un dibattito che coinvolge non solo il governo regionale, ma anche il contesto nazionale.
Dimissioni e voto anticipato: una scelta in bilico
Se Schifani decidesse di lasciare, la prima finestra utile per tornare alle urne sarebbe il 13 dicembre, con il governo che si limiterebbe all’ordinaria amministrazione. Questo scenario, però, comporterebbe una serie di conseguenze: la manovra di stabilità a fine anno non potrebbe essere approvata, e la Regione entrerebbe in esercizio provvisorio, con la spesa compressa proprio nei mesi decisivi della campagna elettorale. Inoltre, sciogliere l’Assemblea in anticipo vorrebbe dire fermare la legislatura prima che molti parlamentari maturino il requisito pensionistico.
La decisione di dimettersi potrebbe influenzare non solo la politica regionale, ma anche il contesto nazionale. La frattura con Forza Italia, il partito dello stesso governatore, ha aperto una discussione interna sulle prossime elezioni regionali. Le dichiarazioni del commissario regionale del partito, Nino Minardo, che aveva parlato della necessità di «una proposta politica completamente nuova», hanno messo in discussione l’ipotesi di un secondo mandato per Schifani.
La reazione del partito e le posizioni contrastanti
Gli sherpa azzurri, però, starebbero lavorando per ricucire la situazione: sul tavolo c’è un chiarimento a tre tra Antonio Tajani, Schifani e Minardo, ma non ci sono ancora certezze né una data sul faccia a faccia. Le reazioni al dibattito sono state diverse. Il gruppo Controcorrente ha richiesto un confronto in Aula, considerando inaccettabile che i parlamentari sappiano le cose «dai social». I deputati regionali Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro hanno ricordato che domani dovrebbe essere incardinata la mini finanziaria e hanno giudicato inaccettabile «che si faccia finta di nulla».
La Democrazia Cristiana sostiene il lavoro del governatore, riconoscendo i risultati ottenuti. Con il segretario nazionale Carmelo Pace, che ha espresso apprezzamento per il lavoro di Schifani, il partito ha richiamato i risultati ottenuti su crescita economica e competitività dell’isola, documentati da organismi economici nazionali e internazionali. La crisi, però, sembra ormai aperta. La leghista Tovaglieri ha lanciato un attacco contro la gestione della casa, mentre il giudice ha cacciato lo stalker del governatore leghista. La situazione, inoltre, ha coinvolto anche il tema delle primarie, con la proposta di Schlein di aspettare il verdetto della Consulta sulla legge elettorale. Ma Conte, il leader del Partito Democratico, vuole accelerare i tempi.
