Roberto Mancini torna come ct della Nazionale dell’Aniene: «Vuole ripulirsi l’immagine dopo la fuga»

Roberto Mancini torna come ct della Nazionale dell’Aniene, dopo la fuga in Arabia. Malagò sceglie il ct del Circolo Aniene.

Roberto Mancini, ct della Nazionale dell’Aniene, torna dopo la fuga in Arabia
Roberto Mancini, ct della Nazionale dell’Aniene, torna dopo la fuga in Arabia

Roberto Mancini è tornato come ct della Nazionale dell’Aniene, un ruolo che ha scelto di ricoprire dopo la sua fuga in Arabia nel 2023. La decisione del presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha riacceso il dibattito su un sistema che, secondo le accuse, si basa su amicizie, favori e relazioni consolidate. Mancini, che ha rifiutato l’offerta di un club arabo, ha espresso il desiderio di ripulire l’immagine del suo addio all’Italia. La scelta di Malagò, però, non è passata inosservata: il ct della Nazionale dell’Aniene è stato visto come un segno di una politica federale che privilegia la romanità e i circoli sportivi tradizionali.

La romanità e il Circolo Aniene

La nomina di Mancini come ct della Nazionale dell’Aniene è legata al Circolo canottieri Aniene, storica società polisportiva di Roma fondata nel 1892. Malagò, che ha ricoperto per anni il ruolo di presidente del Circolo, ha sottolineato come la scelta di Mancini sia parte di una tradizione che si basa su relazioni e intrecci. «Non è una questione di provenienza, o almeno non solo. Non c’entra tanto la geografia: è un discorso che comprende amicizie, favori, cene, tornei di calcetto, tennis e di padel», ha detto il presidente della Figc. La scelta di Mancini, quindi, non è solo un atto tecnico, ma anche un riconoscimento di un sistema che si è consolidato nel tempo.

Le critiche e le polemiche

La nomina di Mancini ha suscitato critiche da parte di alcuni club di Serie A, che hanno indicato Malagò come presidente federale ma non hanno avuto voce nella scelta del ct. I presidenti erano disponibili a contribuire a pagare l’ingaggio di Antonio Conte, ma il presidente della Figc ha preferito richiamare Mancini. Il presidente della Lega di A, Simonelli, ha espresso chiaramente la sua posizione: «No a Mancini, per un problema di merito ma anche di metodo». La scelta, però, non è stata semplice: il presidente federale ha dovuto affrontare anche un’ipotesi di sfiducia nei confronti di Malagò, che ha rifiutato di accettare la situazione.

La scelta di Malagò non è passata inosservata: il ct della Nazionale dell’Aniene è visto come un segno di una politica federale che privilegia la romanità. Il presidente della Figc ha scelto un uomo con una lunga esperienza, ma anche un uomo che ha dovuto affrontare critiche e polemiche. La nomina di Mancini rappresenta un passo importante per il calcio italiano, ma non è sufficiente a risolvere i problemi strutturali del sistema.

Andrea Mancini, figlio del ct, ha espresso il suo sostegno per il padre, ma ha anche ricordato le polemiche legate alla sua fuga in Arabia. «Quelle ci sono e ci saranno sempre. Fanno parte di questo mondo e devi accettarle facendo questo lavoro. Nella vita e nel calcio non si può piacere a tutti», ha detto. Secondo Andrea, il padre non sperava più nella chiamata, ma ha deciso di tornare per ripulire l’immagine. «Roberto si metterà subito al lavoro. Il tempo è poco, ma non è un uomo che ha paura delle sfide», ha aggiunto. Tuttavia, Andrea ha anche sottolineato che una sola persona non può cambiare le sorti dell’intero calcio italiano. «Bisogna impegnarsi per creare un percorso, dare forma a un’idea in cui si mettano di nuovo i giovani italiani al centro del sistema», ha concluso.

Andrea Mancini difende il padre e sottolinea la necessità di un percorso diverso per il calcio italiano. La sfida è grande, ma il tempo è poco. Il campo, come ha detto Andrea Mancini, è l’unico e vero giudice di questo sport.