Riaffiora la scritta “Casa del Balilla” sul liceo intitolato a un partigiano: polemiche e sit-in a Viterbo

Riaffiora la scritta “Casa del Balilla” sul liceo intitolato a un partigiano: polemiche e sit-in a Viterbo. La comunità si oppone all’immagine storica legata al regime fascista.

Studenti e cittadini si radunano davanti al liceo intitolato a un partigiano, con cartelli e manifesti contro la scritta “Casa del Balilla”
Studenti e cittadini si radunano davanti al liceo intitolato a un partigiano, con cartelli e manifesti contro la scritta “Casa del Balilla”

Una scritta storica, “Casa del Balilla”, riaffiora sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti di Viterbo, scuola intitolata a un partigiano fucilato dai nazifascisti. Il caso ha scatenato polemiche e un sit-in di protesta, con centinaia di persone che si sono radunate davanti all’edificio. La scritta, visibile attraverso i teli di copertura durante i lavori di restauro, è emersa come un simbolo del passato fascista, suscitando forte indignazione tra la comunità.

L’edificio, costruito tra il 1930 e il 1931, fu inizialmente intitolato all’Opera Balilla, un’organizzazione giovanile fascista. Dal 1937, fu sede della Gioventù italiana del littorio, un’istituzione legata al regime. Nel 1952, divenne l’attuale liceo classico, intitolato a Mariano Buratti, un professore partigiano fucilato nel 1944. La scritta “Casa del Balilla”, però, è tornata alla luce durante i lavori di restauro, suscitando dibattiti.

Storia dell’edificio e controversia sulla scritta

Secondo la Soprintendenza, la scritta non è stata apposta ex novo, ma rinvenuta durante i lavori. Il restauratore ha spiegato che la scritta era stata precedentemente ricoperta, ma è riaffiorata a causa della sua consistenza diversa rispetto al resto della facciata. Tuttavia, alcune foto d’epoca non mostrano la dicitura “Casa del Balilla”, ma “Opera Balilla”, generando ulteriori interrogativi. La Soprintendenza ha chiarito che la scritta è un elemento storico riconosciuto, anche se non documentato in foto antiche. La provincia ha ritenuto necessario rispettare le norme di tutela del patrimonio, pur riconoscendo le preoccupazioni della comunità. Il liceo, intitolato a Buratti, è un simbolo di resistenza, ma l’edificio che lo ospita ha una storia complessa, legata al regime fascista.

Proteste e richieste di attenuare il colore

La comunità ha reagito con forza. Studenti, docenti e associazioni hanno organizzato un sit-in davanti all’edificio, con il nipote di Mariano Buratti, Paolo Bianchini, che ha minacciato di restare incatenato ai cancelli fino alla rimozione della scritta. L’Anpi ha definito la dicitura “intollerabile” e ha parlato di una “scelta ideologica”. La provincia ha deciso di attenuare il colore rosso delle lettere, una “detonalizzazione” come ha spiegato il presidente Alessandro Romoli. Il restauratore ha chiarito che il colore era solo una prova iniziale, e che di solito si fanno diverse prove prima di arrivare a quella definitiva. Tuttavia, non si valutano altre soluzioni, poiché qualsiasi intervento su una scritta storica tutelata potrebbe costituire un reato.

La provincia sta valutando l’installazione di pannelli esplicativi che raccontino la storia dell’edificio e il sacrificio di Mariano Buratti. L’obiettivo è contestualizzare la scritta, rispettando la legge e la tutela del patrimonio. Il capo ufficio di gabinetto della provincia, Manuel Mechelli, ha sottolineato che il liceo è intitolato a Buratti, ma l’edificio non ha un titolo storico. I lavori di ristrutturazione, che includono l’adeguamento sismico e termoidraulico, dovrebbero concludersi entro fine agosto. Se la scritta non verrà rimossa, la protesta potrebbe proseguire. La comunità attende una soluzione che rispetti la memoria di Buratti e la storia dell’edificio.