Reti solidali minate, odio politico e abbandono dei migranti a Trieste
A Trieste, reti solidali e migranti vittime di odio politico e abbandono. Situazione drammatica per chi arriva in piazza della Libertà.

A Trieste, la città guidata dal sindaco Roberto Dipiazza in quota Forza Italia, si respira un clima di tensione e odio verso le persone migranti e le reti che si occupano dell’accoglienza. Il movimento Fornelli Resistenti e l’organizzazione Linea d’Ombra Odv denunciano un aumento di aggressioni, intimidazioni e una politica di deterrenza che mette in pericolo la sicurezza di chi arriva in piazza della Libertà. La situazione, aggravata da ronde di estremisti e una strategia di abbandono, ha portato a una situazione di allarme per chi cerca asilo.
Aggressioni e intimidazioni minano le reti solidali
Le reti di volontariato che operano in piazza della Libertà, punto di arrivo per migranti lungo la rotta balcanica, sono state oggetto di minacce e aggressioni. «Una verbale, con urla e insulti, è stata subita da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi mentre erano in auto», racconta Lara Cavalli, attivista del movimento Fornelli Resistenti. Un episodio simile si è verificato in piazza, dove una persona ha aggredito con minacce, spinte e sputi i volontari. La paura di essere seguiti e aggrediti in giro per la città è cresciuta, ma ci preoccupa molto di più l’incolumità delle persone migranti.
Abbandono e procedura accelerata di frontiera
La situazione si complica ulteriormente con l’applicazione di una procedura accelerata di frontiera, che prevede un tempo di 5 giorni per fare ricorso, con notifiche fatte maliziosamente venerdì e sabato. Questa strategia, secondo Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano solidarietà (Ics), mira a creare una situazione in cui le persone entrano ed escono dalla procedura con un diniego e senza assistenza legale. La quasi totalità viene rigettata, creando una massa di persone abbandonate in strada. La procedura, che dovrebbe essere applicata solo in caso di attraversamento di frontiere esterne all’UE, è stata adottata a Trieste con l’obiettivo di produrre una sorta di macchina di eliminazione delle domande d’asilo. «Invece di entrare subito nel sistema ed attendere gli esiti, le persone stanno per mesi in strada», spiega Schiavone. «Vengono messi in un’ex caserma isolata e dissuase dal poter uscire e muoversi liberamente, anche se la norma non impedisce nessuna libertà di circolazione».
La politica locale, in particolare quella del sindaco Dipiazza, ha contribuito a creare un clima di paura e allarme securitario. «Ha soffiato sul fuoco dichiarando ai giornali di aver stanziato un milione e duecentomila euro per recintare la piazza», dice Fornasir. La piazza della Libertà è stata militarizzata e stigmatizzata come la “piazza degli stranieri”, dove può accadere di tutto. «Il clima è peggiorato grazie a una politica di deterrenza verso i migranti», afferma Fornasir.
Le ronde di neofascisti di Forza Nuova, chiamate “passeggiate per la sicurezza”, nonostante le proteste e le lettere firmate da oltre 6mila persone, non sono state fermate. «Un paio di settimane fa, quindici fascisti di Fn, scortati dalla polizia, sono passati nei pressi del presidio all’urlo di “Assaltiamo i rossi”, per poi proseguire», racconta Cavalli. La situazione, in vista delle elezioni, è diventata un tema centrale per le compagini politiche che governano il territorio, con tentativi di ottenere consensi anche dall’estrema destra.
La destra e l’islamofobia, come si costruisce il nemico, sono diventati temi centrali per la politica locale. «Il netto peggioramento che stiamo vivendo proseguirà nei prossimi mesi, in vista delle elezioni», spiega Schiavone. «Tutta la partita politica in questa regione è ossessivamente volta sui temi delle migrazioni». La situazione a Trieste rappresenta un caso limite, in cui il piano politico e l’amministrativo si saldano in una strategia di abbandono e di deterrenza. La situazione, purtroppo, non sembra destinata a migliorare a breve.
