ResQ torna nel Mediterraneo con una nave piccola e veloce per salvare vite e diritti
ResQ torna nel Mediterraneo con una nave piccola e veloce per salvare vite e diritti

ResQ torna nel Mediterraneo per salvare vite e salvaguardare i diritti
Dopo cinque anni dalla prima missione, ResQ – People Saving People torna in mare con una nuova nave, più piccola e veloce, per salvare vite e salvaguardare i diritti. L’ong, nata da un gruppo di cittadini stanchi di restare fermi di fronte alla crisi umanitaria nel Mediterraneo e lungo le frontiere europee, ha deciso di avviare una raccolta fondi per acquistare una nuova imbarcazione. L’obiettivo è riuscire entro la fine dell’anno a ripartire, nonostante il contesto di forte irrigidimento dei governi nei confronti delle ong e delle politiche migratorie. La nave, che sarà tra 20 e 24 metri di lunghezza, potrà soccorrere fino a 70-80 persone, e la scelta di ridurre le dimensioni è legata a una serie di motivazioni strategiche e economiche.
La nave più piccola ha maggiori probabilità di essere assegnata a un porto di sbarco vicino. Questo è un aspetto cruciale per garantire un intervento tempestivo e efficace. Inoltre, ridurre le dimensioni significa anche contenere le spese, elevate per chi gestisce una nave Sar. La gestione di una nave costa anche quando è bloccata, come ha sottolineato il presidente Luciano Scalettari.
La bandiera e la giurisdizione: un problema crescente
Un altro aspetto cruciale è la bandiera. Scalettari ha spiegato che avere una bandiera italiana era positivo, poiché permetteva la giurisdizione dello stato di cui batte bandiera. Tuttavia, con l’arrivo al governo della destra, i controlli, i requisiti e i provvedimenti di fermo sono aumentati, creando una pressione amministrativa maggiore. La nave precedente aveva la bandiera di Panama, ma ora ResQ cerca una soluzione alternativa per garantire la libertà di operare. La scelta della bandiera influisce direttamente sulla capacità di agire in mare e sulla responsabilità giuridica.
La gestione di una nave costa anche quando è bloccata. Questo è un dato chiave per comprendere le sfide economiche che ResQ affronta. La stima della vecchia ResQ People, ora in rottamazione, era fra i 600 e gli 800mila euro l’anno, a seconda del numero di missioni e dei lavori di manutenzione. La gestione costa anche quando la nave resta in porto a causa di un fermo amministrativo. Questo aspetto rende ancora più urgente la necessità di una nuova imbarcazione.
La scelta di una nave più piccola e veloce non è solo una questione di costi, ma anche di efficienza. La nave dovrà operare in un contesto in cui i governi hanno irrigidito le politiche migratorie e le ong sono costrette a fare i conti con sanzioni e limitazioni. Nonostante tutto, ResQ non si ferma. Per Scalettari, il dovere morale e giuridico di soccorrere chi rischia la vita e portarlo in un luogo sicuro resta inderogabile. Le persone in pericolo non sono clandestini o migranti, ma semplicemente persone. Le parole che usiamo fanno la differenza. La nave umanitaria non solo salva vite, ma testimonia l’esistenza di un’Europa diversa, fondata sulla solidarietà. Nonostante i contrasti con i governi e le politiche migratorie, ResQ non si ferma. La sua missione è chiara: salvare vite e salvaguardare i diritti.
