Recupera la vista dalla cecità con autotrapianto all’occhio, primo caso al mondo

A Torino primo autotrapianto oculare al mondo: donna cieca da 5 anni torna a vedere. Intervento alle Molinette su Elena, che rivede il figlio e la cagnolina guida Joe.

Sala operatoria dell'ospedale Molinette di Torino con équipe medica durante intervento chirurgico oculistico
Sala operatoria dell’ospedale Molinette di Torino con équipe medica durante intervento…

Una donna cieca da oltre cinque anni ha recuperato la vista grazie a un autotrapianto di cornea eseguito per la prima volta nella storia della medicina. L’intervento, realizzato presso l’ospedale Città della salute e della scienza di Torino, presso la clinica oculistica universitaria delle Molinette, rappresenta un caso senza precedenti a livello mondiale. Come riferisce ilfattoquotidiano.it, l’équipe medica guidata dal professor Michele Reibaldi ha trasferito dal suo stesso occhio il segmento anteriore e la macula della paziente Elena, che aveva perso completamente la vista in seguito a un incidente stradale.

L’emozione del primo sguardo dopo anni di cecità

Appena svegliatasi dall’anestesia, Elena ha potuto ricominciare a vedere il mondo. La paziente ha rivisto per la prima volta il volto di suo figlio e di Joe, la cagnolina che la guidava durante i lunghi anni di non vedenza. Un momento carico di significato umano oltre che medico, che segna il superamento di una condizione considerata sino a quel momento irreversibile.

Un intervento chirurgico senza precedenti

La procedura eseguita alle Molinette si distingue per la complessità tecnica e per l’innovazione metodologica. Per la prima volta è stato possibile trapiantare contemporaneamente il segmento anteriore dell’occhio e la zona maculare, fondamentale per la visione centrale. L’autotrapianto, effettuato da occhio a occhio della medesima paziente, ha permesso di aggirare i problemi di rigetto immunologico tipici dei trapianti da donatore esterno, poiché il materiale biologico proviene dallo stesso corpo del ricevente.

Questo intervento rappresenta un passaggio cruciale nella medicina oftalmologica internazionale e apre nuove prospettive per il trattamento della cecità totale in pazienti che non potevano beneficiare di terapie alternative.