La rabbia degli sfollati dei Campi Flegrei: il contributo non basta, i fatti non si vedono
Gli sfollati dei Campi Flegrei denunciano l’insufficienza del contributo e la mancanza di interventi concreti.

Da mesi senza casa, il contributo non basta. Qui i fatti non si vedono, solo tante chiacchiere”, la rabbia degli sfollati dei Campi Flegrei. Gli sfollati, colpiti da scosse sismiche e bradisismi, denunciano un sistema che non risponde alle loro esigenze. Mentre si tengono vertici e si discute di leggi speciali, i cittadini non trovano soluzioni concreti per tornare a casa o per riparare le loro abitazioni. La situazione, drammatica, ha visto migliaia di persone costrette a vivere in alloggi di parenti, in alberghi o in strutture sportive. La protesta, organizzata fuori la Prefettura di Napoli, ha visto la partecipazione di sfollati che chiedono interventi immediati e un accesso semplificato ai fondi per la riqualificazione sismica.
La situazione è drammatica, ma i contributi non bastano
Stefano Ioffredo, della Rete Pozzuoli esiste ancora, spiega che la situazione è drammatica. Dopo le prime scosse del 2024, circa 1500 cittadini sono stati sgomberati, ma si sono aggiunti altri 4000 che hanno perso casa in seguito al sisma del 31 luglio. Il Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS), erogato da subito, non è sufficiente per trovare una casa. Molti beneficiari, infatti, trovano ospitalità solo presso parenti, mentre pochi riescono a trovare alloggi in affitto. “Il CAS non copre l’affitto perché ora che ci sono migliaia di persone in cerca di casa chiedono cifre esagerate”, spiega uno degli sfollati. La gente, stanca, non dorme più da quando ha perso la casa.
La gente è stanca, e la rabbia cresce ogni giorno. Mentre si discute in Prefettura di leggi speciali e di interventi sistematici, i cittadini si chiedono: dove sta la concrezza? La protesta, organizzata fuori la Prefettura, ha visto la partecipazione di migliaia di sfollati che chiedono un intervento rapido e concreto.
Le richieste di contributi sono respinte in più della metà dei casi
Le richieste di contributi per i lavori di riqualificazione sismica e riparazione delle case oggetto di sgombero sono state respinte in più della metà dei casi. Il motivo principale è la presenza di piccole difformità, come una veranda o un soppalco non dichiarato, che bloccano l’accesso ai fondi messi a disposizione dal Governo. Circa 50 milioni di euro previsti per i danni del 2024 e 100 milioni sbloccati ad agosto 2026 per la riqualificazione sismica delle case rese inagibili dopo la scossa di magnitudo 4.7 non sono ancora stati utilizzati per l’edilizia privata. Gli interventi di riqualificazione sismica al momento hanno riguardato scuole, infrastrutture idriche e strutture pubbliche nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Napoli.
Nonostante i diversi aiuti e le misure messe in campo, i cittadini non hanno visto ancora un soldo. Ad oggi non è partito nemmeno un cantiere per l’edilizia privata finanziato con le risorse messe in campo dallo stato. I proprietari di casa che hanno presentato la regolare documentazione nel 2024 per accedere ai fondi non hanno visto ancora un soldo.
Alcuni sfollati chiedono anche di prevedere un contributo per lasciare i Campi Flegrei e ricominciare in un altro luogo. “Io vivo in una casa dell’ACER (Agenzia campana per l’Edilizia Residenziale), una casa popolare. Ma quelle case le ha costruite lo Stato sopra un vulcano, sopra un bomba. Le ha costruite in un posto di merda? – chiosa uno degli sfollati – e noi ne stiamo pagando le conseguenze.”
