Il primo suicidio assistito in Lombardia gestito interamente dal servizio sanitario

In Lombardia si registra il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale, dopo un iter di oltre nove mesi.

Un uomo di 59 anni, affetto da sclerosi multipla, muore dopo aver ottenuto l'assistenza sanitaria per il suicidio assistito in Lombardia
Un uomo di 59 anni, affetto da sclerosi multipla, muore dopo aver ottenuto l’assistenza sanitaria per il suicidio assistito in Lombardia

In Lombardia si registra il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale. L’uomo, Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, ha concluso il percorso di accesso alla morte volontaria in un tempo record di 290 giorni, nonostante le linee guida regionali prevedessero un termine massimo di 145 giorni. L’iter, iniziato il 8 novembre 2025 con la richiesta all’Asst Ovest Milanese, si è concluso il 25 agosto 2026, con l’assistenza completa del Servizio sanitario regionale lombardo.

Un percorso lungo nove mesi

La procedura, che ha visto il coinvolgimento di una Commissione medica multidisciplinare e del Comitato etico, ha richiesto un periodo di attesa superiore al previsto. Dopo mesi di solleciti e diffide da parte del collegio legale di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, l’iter è stato finalmente concluso. La Commissione medica aveva già firmato una relazione il 18 maggio 2026, accertando i quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio assistito. La relazione è stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio, ma solo il 25 giugno è arrivata la richiesta di ulteriori approfondimenti.

Il 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. La sua scelta di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica ha espresso una speranza per altre persone in situazioni simili. L’assistenza sanitaria ha organizzato la fase attuativa, con il personale disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione e il luogo in cui esercitare la propria scelta.

Un uomo di 59 anni, affetto da sclerosi multipla, muore dopo aver ottenuto l'assistenza sanitaria per il suicidio assistito in Lombardia, immagine di approfondimento

Un modello per il futuro

Il Servizio sanitario regionale lombardo ha gestito interamente l’iter, non limitandosi alla verifica dei requisiti. L’associazione Luca Coscioni ha sottolineato che si tratta del primo caso in cui il servizio pubblico ha organizzato l’intera fase attuativa, compresa l’assistenza sanitaria. “Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato”, hanno commentato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione. La Regione ha riconosciuto il rispetto delle indicazioni regionali e dei principi stabiliti dalle pronunce della Corte costituzionale. L’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha sottolineato l’importanza di rispettare la volontà del paziente e di evitare strumentalizzazioni. “Trasformare una vicenda così intima in uno strumento di battaglia mediatica significa non rispettare la persona, la sua volontà e la sua dignità”, ha detto.

Domenico, che viveva a Giussano nel Milanese, ha scelto di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista. L’iter, che ha visto l’uso di diversi strumenti di tutela, ha permesso al paziente di esercitare pienamente la sua autonomia. L’associazione Luca Coscioni ha sottolineato l’importanza di approvare la legge di iniziativa popolare “Liberi subito” per garantire la continuità del percorso e la tutela delle scelte future.