Il prefetto vieta il campeggio per i No Tav a Susa e Bussoleno

Il prefetto di Torino ha vietato il campeggio per i No Tav a Susa e Bussoleno dopo la devastazione del cantiere.

Polizia e prefetto presidiano zona di Susa, vietano campeggio e uso di maschere
Polizia e prefetto presidiano zona di Susa, vietano campeggio e uso di maschere

Il prefetto blocca il campeggio per i No Tav a Susa e Bussoleno

Il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha emesso tre ordinanze che vietano il campeggio libero, l’uso di maschere e l’accesso ai cantieri Tav in Val di Susa. Le misure sono state adottate dopo la devastazione del cantiere a Chiomonte, dove si erano verificati scontri tra attivisti e forze dell’ordine. L’ordinanza del prefetto è in vigore dal 30 luglio al 3 agosto, con divieti che si estendono a Susa e Bussoleno. La decisione arriva mentre il movimento No Tav aveva organizzato un presidio per tre giorni, con un’ultima serata di lotta prevista.

Le ordinanze sono state affisse in strada e la zona è presidiata dalla polizia.
La zona del campeggio, nella frazione Traduerivi a Susa, è comunque presidiata dalla polizia. Agenti del reparto mobile sono schierati all’ingresso lato statale 24, con due camionette a disposizione. Le ordinanze del prefetto sono state affisse su un palo della segnaletica stradale, proprio nell’area dove il movimento aveva organizzato l’iniziativa. Nonostante il divieto, alcuni No Tav si sono riuniti nel centro di Susa per studiare le prossime mosse. Una cinquantina di giovani è presente per confrontarsi e decidere come procedere.

Il presidente Mattarella condanna la violenza in Val di Susa

Nella stessa giornata, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso un forte condanno per la violenza avvenuta in Val di Susa. Durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha definito «inammissibile» quanto accaduto sabato scorso, sottolineando che «la violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale». Mattarella ha anche respinto l’idea che posizioni minoritarie possano giustificare forme di violenza contro le istituzioni democratiche, parlando di una deriva «di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici».

Il movimento No Tav ha rilanciato la sua causa e chiede partecipazione al presidio.
Dopo la decisione del prefetto, i No Tav hanno chiesto a chiunque abbia modo di raggiungerli di partecipare al presidio di San Giuliano. Il movimento ha rilanciato la sua causa, rivendicando la responsabilità di tutti e non solo di gruppi estremi. Mentre i No Tav si concentrano su una strategia alternativa, le opposizioni temono le mosse del leader del centrodestra, Giorgia Calenda, che potrebbero portare a nuove tensioni. La situazione resta in attesa di sviluppi, con un clima di tensione ma anche di riflessione all’interno del movimento.

La decisione del prefetto ha messo fine al piano originale del campeggio, ma il movimento non ha abbandonato la sua causa. I No Tav continuano a organizzarsi e a cercare alternative per esprimere le loro posizioni. La presenza della polizia e le misure adottate riflettono la volontà di mantenere l’ordine pubblico, ma anche di limitare le attività che potrebbero portare a ulteriori scontri. La situazione rimane delicata, con un equilibrio tra la protesta e la sicurezza.