Orsato e Messina: un calcio meno tecnologico e più umano inizia a prendere forma

La restaurazione del calcio italiano con Orsato e Messina, senza Var, ma con maggiore fiducia negli arbitri.

Arbitri in azione durante una partita di calcio, con un'atmosfera più umana e meno tecnologica
Arbitri in azione durante una partita di calcio, con un’atmosfera più umana e meno tecnologica

La stagione 2026 del calcio italiano si apre con un cambiamento significativo nel ruolo degli arbitri, guidati da Orsato e il direttore tecnico Domenico Messina. Dopo anni di critiche e polemiche, il nuovo approccio sembra mirare a un ritorno al gioco più spontaneo, con una riduzione delle decisioni tecnologiche e un maggiore rispetto per la figura dell’arbitro. Il dato più evidente è la mancanza di chiamate del Var nelle prime due giornate, un segno che il sistema sta lentamente tornando a un modello meno invasivo. La fiducia nei fischietti è tornata, ma non a scapito della trasparenza, un tema centrale nel dibattito su come migliorare il calcio italiano.

Un nuovo approccio al gioco

Con l’arrivo di Orsato e Messina, il calcio italiano sembra aver abbandonato alcuni degli eccessi tecnologici che avevano caratterizzato la stagione precedente. L’obiettivo dichiarato è quello di lasciare più spazio al gioco, riducendo il numero di interventi esterni e aumentando la responsabilità degli arbitri. Questo modello, che potrebbe essere definito “all’inglese”, ha già sortito effetti concreti: il tempo medio di gioco è aumentato, e i contatti tra giocatori sono stati gestiti con maggiore equilibrio. Tuttavia, non tutti i episodi sono stati interpretati in modo uniforme, come dimostrato da alcuni casi controversi che hanno suscitato dibattito.

La riduzione delle chiamate del Var segna un passo verso un calcio meno tecnologico. In questo avvio di campionato abbiamo assistito a un modo di diverso di dirigere le gare, che un tempo sarebbe stato definito “all’inglese”: meno fischi facili, si è alzata la soglia del contatto. Una postura differente adottata un po’ da tutti i primi fischietti che ha già sortito i primi effetti, col tempo effettivo medio che è aumentato (siamo intorno ai 58 minuti, circa 4-5 in più dello scorso anno).

La tecnologia e la sua deriva

La tecnologia, in particolare il Var, ha avuto un ruolo cruciale nel calcio italiano negli ultimi anni, ma non sempre in modo positivo. L’uso eccessivo del sistema ha portato a una vivisezione di ogni episodio, spesso a scapito dello spirito del gioco. Orsato e Messina, però, sembrano voler raddrizzare questa tendenza, puntando su una maggiore autonomia degli arbitri e una maggiore fiducia nella loro capacità di prendere decisioni.

Il Var non è stato abbandonato del tutto, ma il suo ruolo è stato ridimensionato. Non è mancata comunque la polemica. Alla prima giornata sul discusso contatto fra De Bruyne e Vasquez da cui è originato il gol decisivo del Napoli. In questo weekend, sul mancato rigore per l’entrata di Alajbegovic in Juve – Parma (si era ancora sullo 0-0). L’anno scorso sarebbero stati quasi sicuramente tutti fischiati. Ora no. Di buono c’è sicuramente l’uniformità di giudizio, e del resto l’ha sottolineato anche il presidente della Serie A, Simonelli, sarà fondamentale che si vada avanti con lo stesso metro. La sfida è trovare un modello che non abbandoni i vantaggi della tecnologia, ma li utilizzi in modo più saggio e rispettoso. Il calcio deve trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra tecnologia e umanità, per continuare a crescere e a soddisfare le aspettative dei tifosi.