Opera for Peace: un progetto per rendere la musica più equa e accessibile a tutti
Opera for Peace promuove l’equità nella musica selezionando talenti internazionali e offrendo opportunità a artisti emergenti.

Opera for Peace, istituzione no-profit fondata a Roma nel 2019, sta portando il suo programma di formazione e selezione a Lugano, in Svizzera, con l’obiettivo di rendere la musica più equa e accessibile a tutti. Il progetto, che si svolge in collaborazione con la Stagione musicale del LAC (Lugano Arte e Cultura), ha selezionato cantanti da tutto il mondo, offrendo loro un’esperienza unica di formazione e di esibizione. L’evento culmina in un gala lirico che si terrà a Lugano, con l’Orchestra della Svizzera italiana e una serie di masterclass guidate da maestri di fama internazionale.
Un’equità nella musica che non si limita al palcoscenico
«Tutto è nato da una constatazione: il talento esiste ovunque nel mondo, ma le opportunità no», dice Julia Lagahuzère, direttrice generale di Opera for Peace. L’idea è di creare un sistema in cui i talenti emergenti, indipendentemente dal loro background o dal loro accesso alle risorse, possano svilupparsi e mostrare le loro capacità. «Non tutti gli artisti emergenti partono dallo stesso punto, non tutti hanno accesso alla stessa formazione, agli stessi contatti o alle stesse possibilità economiche», spiega Lagahuzère. Questo progetto si basa su una visione diversa della musica, che non si limita all’apparire sul palcoscenico e cantare l’aria famosa, ma include anche l’esperienza di viaggi, di vivere in stanze d’albergo, di incontrare colleghi che si vedono raramente. «La musica e l’arte possono però offrire strumenti e occasioni, mettere in circolazione competenze e talenti, costruire uno spazio comune nel quale esperienze, lingue e tradizioni differenti possono incontrarsi», afferma Andrea Amarante, direttore generale e artistico della Stagione musicale del LAC.
Un’esperienza di formazione e crescita per i partecipanti
La selezione dei cantanti è curata da Opera for Peace, che ha già visto la sua prima selezione internazionale nel 2022. Quest’anno, il progetto ha ricevuto circa 400 candidature da 76 paesi, con un’attenzione particolare alle voci che non hanno avuto accesso alle opportunità tradizionali. Tra i selezionati c’è Thandiswa Mpongwana, mezzosoprano sudafricana cresciuta in una township di Città del Capo, dove le possibilità economiche erano limitate e il talento si scontrava con le barriere. «Ha cominciato a cantare a sei anni, in una famiglia dove nessuno era musicista e le possibilità economiche erano limitate», racconta Lagahuzère.
Il programma include masterclass con cantanti, direttori d’orchestra e registi, che hanno sposato un progetto che mira a creare un sistema più equo nel mondo dell’opera. «Cerchiamo una voce importante, musicalità, tecnica, personalità artistica, ma soprattutto la capacità di comunicare. Non cerchiamo il cantante perfetto, ma qualcuno capace di far sorgere il desiderio di essere riascoltato», spiega Lagahuzère. L’obiettivo è non solo formare artisti, ma anche creare un impatto positivo intorno a loro, come spiega Lagahuzère: «L’intero progetto di Opera for Peace vuole formare un “artista cittadino”, ci piace chiamarlo così: qualcuno che cerca l’eccellenza, naturalmente, ma che usa anche il proprio talento per creare un impatto positivo intorno a sé».
Il progetto si svolge in una città che, come spiega Amarante, «è curiosa, crede nei progetti che si propongono e non è mai chiusa rispetto alle novità». L’esperienza di formazione è accompagnata da attività sociali e culturali, con la partecipazione di esperti come Adama Sanneh e Claudia Blersch. L’obiettivo è creare un’istituzione civica, come spiega Amarante, «che restituisca ai cittadini le possibilità artistiche più ampie e varie, in modo che ciascuno trovi qualcosa che risponda alle proprie esigenze, ai gusti, alle fantasie e anche alla disponibilità economica».
Opera for Peace punta a incrinare certe logiche di mercato, dove sono le agenzie a presidiare i grandi teatri e a offrire sempre le stesse voci, capaci di attrarre pubblico ma non necessariamente per ragioni artistiche. «Con una formula così, si ribaltano le solite logiche in base alle quali ti rivolgi all’agenzia per il concerto, chiedi certi cantanti e alla fine magari ne arrivano altri», dice Amarante. L’idea è di creare un sistema in cui i talenti emergenti possano emergere, non solo per il loro talento, ma anche per la loro capacità di comunicare e di creare un impatto positivo.
