Nuove date per le pitture rupestri di Font-de-Gaume, in Francia

Rivelate le età delle pitture rupestri di Font-de-Gaume, in Francia, grazie a nuove tecniche di analisi.

Pitture rupestri in una grotta, con figure di bisonti e animali, analizzate con nuove tecniche
Pitture rupestri in una grotta, con figure di bisonti e animali, analizzate con nuove tecniche

Il 30 luglio 2026, è stata svelata l’età delle pitture rupestri della grotta di Font-de-Gaume, in Francia, grazie a un’innovativa tecnica di analisi. La scoperta, resa pubblica da un team di ricercatori, ha permesso di determinare con maggiore precisione quando alcune immagini furono realizzate, confermando che si tratta di opere create su un arco di tempo di migliaia di anni. La grotta, situata nella regione della Dordogna, è uno dei pochi siti europei ancora aperti al pubblico che conserva pitture rupestri policrome originali del Paleolitico.

Una metodologia rivoluzionaria per l’analisi dei pigmenti

Attraverso la spettrometria Raman e l’imaging iperspettrale, tecniche non invasive che permettono di analizzare la composizione chimica dei pigmenti senza danneggiare le opere, i ricercatori hanno individuato tracce di carbone all’interno del pigmento nero. Questa scoperta ha reso possibile la datazione al radiocarbonio di alcune immagini, aprendo nuove prospettive per comprendere come le comunità preistoriche hanno utilizzato e trasformato questi luoghi nel corso di millenni. La presenza del carbone ha rivoluzionato la concezione precedente sulle pitture nere, considerate inaccessibili al radiocarbonio.

Un bisonte datato a 13.461 anni fa

Un grande bisonte, raffigurato in una delle immagini, è stato datato tra 13.461 e 13.162 anni calibrati prima del presente (cal BP), confermando la sua appartenenza al Paleolitico superiore. Questa datazione, leggermente più recente rispetto a quanto ipotizzato finora, ha permesso di comprendere meglio il contesto cronologico delle opere. L’analisi ha anche distinto le figure realizzate con pigmenti a base di carbone da quelle eseguite con ossidi di manganese, permettendo di identificare i materiali impiegati e di procedere alla datazione al radiocarbonio delle pitture. Le caratteristiche della grotta sembrano rafforzare l’ipotesi che i luoghi fossero frequentati ripetutamente da comunità diverse, che hanno aggiunto, modificato o reinterpretato le immagini esistenti. Questo ha reso le pitture testimonianze di una lunga stratificazione di gesti, rituali e pratiche culturali. La grotta, scoperta casualmente nel 1901 dall’insegnante Denis Peyrony, rappresenta uno dei complessi più importanti della Valle della Vézère, patrimonio mondiale UNESCO.

Una figura misteriosa con tre date diverse

Un caso particolarmente sorprendente è rappresentato da una misteriosa figura interpretata come una maschera. Le analisi effettuate su diverse porzioni dell’immagine hanno restituito tre date differenti: una compresa tra 15.981 e 15.121 anni fa, una tra 15.297 e 14.246 anni fa e una molto più recente, tra 8.993 e 8.590 anni fa. Questo suggerisce che la figura potrebbe essere il risultato di interventi successivi, distanziati tra loro da migliaia di anni.

La scoperta ha fornito la prima cronologia diretta di due immagini della grotta, aprendo nuove possibilità per l’analisi di altre opere finora considerate inaccessibili. La combinazione di tecniche di imaging chimico e analisi al radiocarbonio ad alta sensibilità ha reso possibile questa innovativa metodologia, che potrebbe essere applicata a molti altri siti archeologici. La grotta di Font-de-Gaume, con le sue pitture di bisonti policromi e i rigonfiamenti naturali della roccia, continua a rappresentare un luogo di grande interesse per gli studiosi e il pubblico.