Nepal, oltre mille morti: iniziano sepolture di massa dopo alluvione

Il Nepal ha iniziato sepolture di massa dopo un’ondata di alluvioni che ha causato oltre mille morti. Il ministro degli Esteri chiede risarcimenti per i danni climatici.

Autorità nepalesi seppelliscono corpi in fosse comuni a causa della saturazione degli obitori dopo l'alluvione
Autorità nepalesi seppelliscono corpi in fosse comuni a causa della saturazione degli obitori dopo l’alluvione

Il Nepal ha iniziato a eseguire sepolture di massa dopo che un’ondata di alluvioni ha causato oltre mille morti e migliaia di dispersi. Gli obitori del Paese, con capacità limitata, si sono rapidamente saturati, costringendo le autorità a utilizzare fosse comuni per depositare i corpi senza vita. La situazione si è aggravata a causa della disastrosa alluvione che ha colpito il Paese la scorsa settimana, con 1.130 vittime registrate e 4.462 persone ancora disperse.

Seppellimenti in massa per la mancanza di spazio

Le autorità hanno iniziato a seppellire i corpi recuperati in fosse comuni, soprattutto nella foresta di Bharatpur e nella capitale Kathmandu. Questa pratica, pur criticata per le sue implicazioni culturali, è diventata necessaria a causa della mancanza di spazio negli obitori. Il distretto di Chitwan, dove si trova Bharatpur, ha infrastrutture limitate e gli obitori locali hanno una capacità di poche decine di persone, insufficiente per gestire il volume di corpi recuperati. Per garantire un futuro riconoscimento, ai corpi non ancora identificati è stato prelevato un campione di DNA. Ogni tomba ha un cartellino di metallo con un numero per permettere di risalire al punto di sepoltura in caso di identificazione futura. Le autorità hanno anche fotografato i corpi e hanno creato una sala comunale con uno schermo che mostra le immagini per aiutare i familiari a riconoscere i propri cari.

Le sepolture di massa sono state ampiamente critiche, con alcuni che le considerano contrarie alle tradizioni induiste.

Intanto si celebrano funerali simbolici per chi è ancora disperso, mentre le autorità cercano di gestire la situazione in modo organizzato e rispettoso delle norme culturali. Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha annunciato che il Paese ha avviato un’iniziativa diplomatica per chiedere ai Paesi responsabili delle emissioni di gas serra un risarcimento per i danni causati dalle recenti inondazioni.

Chiedono risarcimenti per i danni climatici

Il ministro degli Esteri ha indicato Cina, Stati Uniti e India come i tre maggiori produttori di gas serra e ha sottolineato la loro responsabilità storica di risarcire nazioni vulnerabili come il Nepal. La richiesta di risarcimento si basa su un parere emesso un anno fa dalla Corte internazionale di giustizia, che ha affermato che la mancata adozione di azioni appropriate per proteggere il sistema climatico può costituire un atto illecito a livello internazionale.

Il Nepal, con le sue infrastrutture fragili, ha subito gravi danni a causa di eventi climatici estremi, che si stanno verificando con maggiore frequenza a causa del riscaldamento globale. La situazione nel Nepal rimane drammatica, con un impatto umanitario e sociale profondo. Le autorità cercano di fornire supporto alle famiglie e di gestire le conseguenze di un evento climatico estremo, che ha messo in evidenza le fragilità del Paese in un contesto globale sempre più estremo. La mancanza di spazio negli obitori ha spinto le autorità a utilizzare fosse comuni per i corpi senza vita. La richiesta di risarcimento rappresenta un passo significativo per il Nepal, che cerca di affrontare le conseguenze di un evento climatico estremo e di ottenere giustizia per i danni subiti.

  • 1.130 morti registrati dopo l’alluvione
  • 4.462 persone ancora disperse
  • Seppellimenti in massa a causa della saturazione degli obitori
  • Richiesta di risarcimento per i danni climatici