Mattia Maestri, 13 anni, muore dopo nove anni in stato vegetativo per un formaggio contaminato
Mattia Maestri, 13 anni, muore dopo nove anni in stato vegetativo per un formaggio contaminato

Mattia Maestri, un ragazzo di 13 anni, è morto dopo nove anni trascorsi in stato vegetativo permanente, conseguenza di un consumo di formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli. La notizia, annunciata dal padre Giovanni Battista Maestri, ha suscitato un forte dolore e una profonda preoccupazione per la salute dei bambini e la sicurezza alimentare. L’evento ha avuto luogo a Coredo, in Val di Non, nel Trentino, dove il bambino aveva vissuto la sua vita in condizioni di grave disabilità dopo un episodio avvenuto nel 2017.
La tragedia iniziata con un formaggio contaminato
La storia di Mattia iniziò il 5 giugno 2017, quando aveva appena quattro anni. Dopo aver mangiato un pezzo di formaggio “Due Laghi”, prodotto con latte crudo dal caseificio sociale di Coredo, il bambino si sentì male e fu portato in ospedale. Le sue condizioni si aggravarono rapidamente, portandolo a un ricovero in stato vegetativo permanente. La causa fu identificata come la sindrome emolitico-uremica, provocata da un ceppo di Escherichia coli produttore di Shigatossina. La malattia, nota come Seu, può causare gravi danni renali, anemia e riduzione delle piastrine, con conseguenze irreversibili in alcuni casi. Le indagini dei carabinieri del Nas e del Servizio veterinario si concentrarono sul formaggio consumato da Mattia, nel quale fu isolato un ceppo di Escherichia coli ritenuto responsabile della malattia. Nel corso del processo, le difese contestarono il collegamento diretto tra il prodotto e la malattia, ma i giudici esclusero altre ricostruzioni causali considerate scientificamente plausibili.
Un processo lungo e decisivo
Nel dicembre 2023, Lorenzo Biasi, ex presidente del caseificio, e Gianluca Fornasari, casaro responsabile del piano di autocontrollo, furono condannati a una pena pecuniaria di 2.478 euro ciascuno. Nel luglio 2024, il Tribunale di Trento confermò le condanne e stabilì una provvisionale da un milione di euro, con 600mila euro destinati a Mattia e 200mila a ciascun genitore. Nel marzo 2025, la Corte di Cassazione dichiarò inammissibili i ricorsi dei due imputati, rendendo definitive le condanne. I giudici sottolinearono che il consumo del formaggio contaminato rappresentava l’unica spiegazione scientificamente credibile della malattia. La Suprema Corte richiamò inoltre gli obblighi di controllo e protezione della salute dei consumatori che gravavano sui responsabili del caseificio.

La morte di Mattia ha concluso una battaglia lunga anni per la giustizia e la prevenzione. Dopo la sentenza della Cassazione, Giovanni Battista Maestri ha promosso un’associazione di consumatori dedicata alle vittime di prodotti alimentari considerati pericolosi, con l’obiettivo di sostenere altre famiglie coinvolte in casi analoghi. Il padre ha inoltre chiesto che i formaggi a latte crudo non fossero distribuiti negli asili, nelle scuole materne e nelle strutture per anziani.
La sua battaglia è arrivata anche in Parlamento. Nel febbraio 2026, ha presentato in Senato il libro La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato, nel quale ha raccolto documenti e sentenze relative alla vicenda del figlio. La morte di Mattia rappresenta un tragico epilogo a una battaglia che ha visto il padre impegnato per anni per ottenere regole più severe, controlli più efficaci e avvertenze chiare sui rischi dei prodotti a latte non pastorizzato, soprattutto per bambini, anziani e persone fragili.
