Massimo Bossetti ritratto come un mostro, Salvagni: killer mancino e video manipolato
Processo Bossetti, difesa contesta accusa e video come strumento di condizionamento

Venerdì 27 maggio 2016, a Bergamo, si è svolta un’altra udienza del processo contro Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. L’udienza, riservata alla difesa, ha visto la presenza della moglie Marita Comi, mentre la madre Ester Arzuffi non si è presentata per motivi di indisposizione. L’imputato, sempre abbronzato e attento, ha ricevuto l’appoggio dei suoi legali, che hanno ribadito la tesi della sua innocenza. L’udienza è stata caratterizzata da dichiarazioni forti da parte dell’avvocato Claudio Salvagni, che ha accusato la Procura e i testimoni di aver costruito un caso basato su ricostruzioni non verificate.
La difesa contesta il video e le accuse
Salvagni ha definito il processo “fondato sul nulla” e ha sottolineato come le ricostruzioni non siano supportate da documenti. L’avvocato ha anche parlato di un “massacro” nei confronti dei suoi collaboratori, che sono stati definiti “inesperti” o “colpevoli” per errori di interpretazione. In particolare, Salvagni ha criticato l’uso di un video, confezionato come “pacchetto dono”, che ha dato l’idea di un “predatore” e ha condizionato l’opinione pubblica. Il video, che ritrae un furgone, è stato diffuso alla stampa e ha contribuito a creare un’immagine distorta del muratore di Mapello.
Il video è stato usato per condizionare l’opinione pubblica e creare un’immagine distorta del presunto killer.
L’avvocato ha anche accusato il colonnello Lorusso e i Ros di Brescia di aver dato dichiarazioni contraddittorie, in particolare riguardo all’erba trovata nelle mani di Yara Gambirasio. Salvagni ha sottolineato come queste dichiarazioni siano state fatte sotto giuramento e che il loro contenuto sia incoerente. Inoltre, ha parlato di “colpi bassi” da parte degli inquirenti, tra cui l’acquisizione di lettere tra Bossetti e una detenuta, che hanno potuto indebolire la posizione dell’imputato. L’avvocato ha anche menzionato l’autopsia, sottolineando che alcune ferite sulla mandibola della vittima potrebbero indicare che il killer fosse mancino.
La difesa contesta la parte civile e le lettere hard
La difesa ha anche contestato la parte civile, accusandola di aver svolto un “lavoro sporco” con lettere hard che sono state rese pubbliche durante il processo. Salvagni ha affermato che queste lettere sono state usate per indebolire la reputazione di Bossetti. L’avvocato ha anche usato la parola “tortura” per descrivere la vicenda giudiziaria, sottolineando come la difesa abbia subito pressioni e manipolazioni da parte degli inquirenti.
Le lettere hard sono state utilizzate per indebolire la posizione dell’imputato e condizionare l’opinione pubblica.
Dopo l’udienza, l’intenzione di Bossetti sarà quella di chiedere nuovamente la parola per l’ultima fase del processo, in cui ribadirà la sua totale estraneità all’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. La Corte d’Assise, presieduta da Antonella Bertoja, tornerà a sedere in camera di consiglio per decidere la sorte del muratore di Mapello, che potrebbe essere dichiarato colpevole o innocente.
