Marocco, tra sviluppo e crisi: il re e la sua realtà parallela

Il Marocco si confronta con una crisi migratoria e sociale, mentre il re celebra i 27 anni al potere.

Migranti che attraversano il confine con Ceuta, mentre il re celebra i 27 anni al potere
Migranti che attraversano il confine con Ceuta, mentre il re celebra i 27 anni al potere

Un Paese in due tempi

Il Marocco vive un momento di contrapposizione tra una realtà esterna di progresso e una interna di tensioni e povertà. Mentre il re Mohammed VI celebra i 27 anni della sua ascesa al trono, ignorando le cronache da Ceuta, migliaia di migranti tentano di attraversare il confine con la Spagna. L’assalto di migliaia di persone, con decine di annegati, ha scosso il Paese, ma il programma ufficiale si è svolto senza variazioni. Due realtà parallele, nello stesso Marocco, che si scontrano tra sviluppo e crisi. La festa per il 27° anniversario del trono si svolge in contemporanea con un episodio migratorio che ha causato decine di vittime. La distanza tra il re e la popolazione cresce, mentre i giovani si ribellano per la mancanza di opportunità e per la crescente disoccupazione.

Un’immagine di progresso

Il Marocco si presenta come un Paese in crescita, con un turismo in espansione, industrie automobilistiche e aeronautiche, e un’importante esportazione di fosfati. La sua partecipazione ai Mondiali del 2030, condivisi con Spagna e Portogallo, è un simbolo di successo. Tuttavia, questa immagine è contraddetta da una realtà sociale complessa, con disoccupazione, aumento del costo della vita e una generazione di giovani che protesta per il mancato accesso a risorse essenziali. La crisi migratoria non è solo un fenomeno di frontiera, ma un sintomo di un problema più profondo. L’Associazione in Difesa dei Diritti dell’Uomo in Marocco (Asdhom) osserva che le immagini di Ceuta non si riducono a un episodio migratorio, ma rivelano una crisi profonda. La disperazione di migliaia di marocchini che rischiano la vita per lasciare il Paese è un sintomo di un problema a più dimensioni: limitazione delle libertà, indebolimento dello Stato di diritto, disoccupazione e diseguaglianze.

La pressione è talmente forte che le forze di polizia marocchine hanno lasciato fare, osservando il passaggio di migranti senza intervenire. Il sito d’informazione Le360, vicino alla Difesa, reputa che la pressione fosse «ingestibile». Ma a Madrid ricordano il precedente del 2021, quando diecimila persone entrarono a Ceuta in due giorni, in una chiara manovra di rappresaglia nei confronti della Spagna, per aver ospitato e curato (sotto falso nome) il leader storico dei sahrawi, Brahim Ghali, malato di Covid. È una questione decennale, mai risolta: il Sahara Occidentale.

Ex colonia spagnola controllata per la gran parte dal Marocco e contesa dal Fronte indipendentista sahrawi Polisario sostenuto dall’Algeria, è stato territorio di guerriglia e scontri negoziali, l’ONU mantiene ancora una missione di vigilanza del cessate il fuoco. Negli anni recenti, la diplomazia internazionale si è spostata a favore del «Piano di autonomia marocchino», che prevede una regione con margini di autogoverno ma sotto l’ala della Corona. Una svolta che ha portato turbamento nel Maghreb, con la rottura dei rapporti diplomatici tra Rabat e Algeri, e tensioni nell’area mediterranea.

Il governo di Pedro Sánchez ha appoggiato il Marocco (un effetto del ricatto migratorio?). Ma lo scorso 20 luglio il premier spagnolo non ha potuto fare a meno di recarsi in Algeria, perché con la crisi energetica in corso — al pari dell’Italia — ha bisogno di un aumento delle forniture di gas. Può il Marocco essersi offeso per così poco? La crisi migratoria in corso è un problema a Madrid per il quale in molti gongolano. Anche perché sa di avere dalla sua due pesi massimi come Stati Uniti e Israele. La grande svolta diplomatica per Rabat sono stati gli Accordi di Abramo tenuti a battesimo dal Trump della prima amministrazione, nel 2020: un pacchetto di accordi di normalizzazione dei rapporti tra Stato ebraico e alcuni Paesi arabi. Il Marocco tra questi, in cambio proprio dell’avallo al piano per il Sahara Occidentale.

Ribadito con straordinario tempismo ieri dal presidente USA: «Lo status quo è inaccettabile, sosteniamo la proposta marocchina di autonomia seria, credibile e realista come unica soluzione». Il cerchio si chiude e resta dentro la Spagna di Sánchez, nemica di Washington per non aver concesso le basi contro l’Iran, invisa a Israele per aver riconosciuto il genocidio dei palestinesi, odiosa alle destre internazionali. E debole soprattutto nelle exclavi di Ceuta e Melilla, che è anacronistico preservare ma che è pure politicamente autolesionista cedere.