Malattie autoimmuni, a Giffoni il documentario “Più forte io”

Presentato al Giffoni Film Festival il documentario ‘Più forte io’ che racconta come 5 ragazzi affrontano patologie autoimmuni gravi. Focus su tenacia, reti di supporto e innovazioni terapeutiche.

I protagonisti del documentario Più forte io al Giffoni Film Festival
I protagonisti del documentario Più forte io al Giffoni Film Festival

Un documentario dedicato ai giovani che convivono con malattie autoimmuni gravi è stato presentato ieri pomeriggio alla 56.esima edizione del Giffoni Film Festival. La pellicola ‘Più forte io’, prodotta da Telomero Produzioni e realizzata con il patrocinio delle principali associazioni pazienti e il contributo non condizionante di AbbVie, mette in luce come la tenacia personale, il supporto delle reti e l’evoluzione medico-scientifica permettono di gestire con successo le malattie croniche. Il documentario racconta le storie di cinque ragazzi che affrontano quotidianamente patologie molto impattanti: artrite reumatoide, malattia di Crohn, spondilite anchilosante, psoriasi e dermatite atopica.

Come riferisce adnkronos.com, il festival genovese rappresenta il luogo ideale per lanciare questo messaggio di speranza e consapevolezza. Secondo i promotori dell’iniziativa, la vulnerabilità condivisa tra i pazienti può trasformarsi in una forza straordinaria, con l’obiettivo che nessun giovane si senta solo nel proprio percorso di cura e di vita. La pellicola affronta le sfide invisibili della quotidianità, l’isolamento che spesso accompagna una diagnosi cronica e la possibilità di guardare oltre la malattia.

Il contributo medico e delle associazioni pazienti

A rendere più consapevole la narrazione è il contributo di importanti specialisti medici. Cinque professori universitari e responsabili di unità cliniche di rilievo hanno partecipato al progetto, fornendo un inquadramento scientifico delle patologie trattate. Tra loro figurano Alessandro Armuzzi, gastroenterologo ordinario presso Humanitas University; Fabiana Castiglione, gastroenterologa dell’Università Federico II di Napoli; Lorenzo Dagna, medico internista e immunologo alla Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Unità di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare presso l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano; Maria Antonietta D’Agostino, reumatolog ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Unità di Reumatologia e immunologia clinica alla Fondazione policlinico Universitario Agostino Gemelli; Piergiorgio Malagoli, responsabile dell’Unità Dermatologica dell’Irccs Policlinico San Donato.

Sul fronte delle associazioni pazienti, il progetto ha ricevuto il patrocinio di sei realtà nazionali: Alomar-Associazione lombarda dei malati reumatici, Amici-Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell’intestino, Andea-Associazione nazionale dermatite atopica, Anmar-Associazione nazionale malati reumatici, Apiafco-Associazione psoriasici italiani e Apmarr-Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare. Secondo iltempo.it, gli esponenti di queste associazioni sottolineano un problema diffuso: troppo spesso i pazienti di fronte a sintomi cronici tendono a isolarsi, nascondendo il malessere o accettando una qualità di vita drasticamente limitata.

L’innovazione terapeutica come motore di speranza

Uno dei messaggi centrali del documentario riguarda il radicale cambiamento dello scenario terapeutico per le malattie autoimmuni. Gli esperti che hanno contribuito alla pellicola ribadiscono come oggi l’obiettivo della remissione clinica rappresenti una realtà concreta, non più un’utopia. La ricerca scientifica e l’innovazione hanno permesso progressi straordinari: a differenza del passato, quando queste patologie erano sinonimo di invalidità progressiva, il panorama contemporaneo offre prospettive completamente diverse ai giovani pazienti.

I medici avvertono che il rischio maggiore per chi riceve una diagnosi di malattia cronica è l’isolamento sociale e psicologico. Per questo motivo, il documentario rappresenta un contributo prezioso alla sensibilizzazione, dimostrando che chiedere aiuto costituisce il primo vero passo verso il recupero della propria qualità di vita. La narrazione enfatizza come la forza risieda in chi decide di non nascondersi, di ricercare supporto e di non lasciarsi definire completamente dalla diagnosi ricevuta.

Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia, ha sottolineato come il supporto a questo progetto rappresenti l’impegno dell’azienda farmaceutica a fianco dei pazienti, dei clinici e delle associazioni che li rappresentano. L’iniziativa risponde a una necessità concreta di informazione e consapevolezza, soprattutto tra i giovani che si trovano a gestire patologie croniche in una fase critica della loro vita.