Liti temerarie, la società civile critica il decreto: “Un’occasione persa per i più vulnerabili”
La società civile boccia il decreto sulle liti temerarie: un’occasione persa per i più vulnerabili.

La società civile boccia il decreto sulle liti temerarie
La rete CASE Italia, insieme a Fnsi, Ordine dei giornalisti e altre associazioni, ha espresso un giudizio negativo sullo schema di decreto approvato dal governo. L’audizione in commissione Giustizia alla Camera, tenutasi con solo tre deputati M5s presenti, ha visto la critica per una trasposizione “simbolica, tardiva e inefficace” della direttiva UE. La società civile ha ritenuto che il provvedimento non risponda alle esigenze di protezione dei giornalisti e degli attivisti, lasciando esposti i più vulnerabili.
La mancanza di ambizione dell’esecutivo ha lasciato il tema in sospeso. La coalizione europea contro le SLAPP ha espresso rammarico per la non estensione delle garanzie ai procedimenti penali e amministrativi, che in Italia rappresentano spesso una forma di intimidazione legale. Il governo, costretto a recepire la direttiva UE, ha scelto di limitare le tutele solo a casi in cui una delle parti non è residente in Italia, escludendo il 90% dei casi.
Le pressioni pesano soprattutto sui giornalisti autonomi
Il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli ha sottolineato come le liti temerarie gravino soprattutto su giornalisti autonomi e freelance con stipendi al di sotto della soglia di povertà. Per loro, la richiesta di danni diventa un “macigno insormontabile”, che può portare a conseguenze familiari e professionali. “E smettono di seguire l’argomento”, ha detto Bartoli, descrivendo un fenomeno che mina la libertà di informazione e la capacità di esercitare il ruolo di controllo sociale. La protezione non è più un diritto, ma una scelta limitata. La coalizione ha ritenuto che il decreto, se non modificato, non possa considerarsi un’occasione persa, ma un’opportunità mancata. La mancanza di un confronto aperto con il ministero della Giustizia e la velocità con cui è stato approvato hanno alimentato preoccupazioni per la sua efficacia.
Un sistema a doppio binario per la tutela dei diritti
La Federazione della stampa ha ricordato che l’Italia detiene il primato di querele temerarie in Europa, con oltre 20 anni di richieste senza risposta. “Non è un problema di una sola parte politica”, ha sottolineato Alessandra Costante, ricordando che limitare la libertà di informazione è una scelta estesa. Per Amnesty International, il sistema che si sta instaurando è un “sistema a doppio binario”, dove solo una minoranza dei bersagli di SLAPP otterrà protezione adeguata. La società civile chiede un intervento immediato. La coalizione ha chiesto al governo di rivedere il provvedimento, sottolineando che la tutela dei giornalisti e degli attivisti è fondamentale per la democrazia. La mancanza di un confronto aperto e la velocità con cui è stato approvato hanno reso il processo parlamentare poco attento alle esigenze di un tema così rilevante.
Un tema di rilevanza democratica e sociale
La coalizione ha espresso preoccupazione per la totale assenza della maggioranza in audizione e per i tempi contingentati del processo parlamentare. “Dall’estate 2023 abbiamo chiesto ripetutamente un confronto aperto”, ha concluso la Coalizione europea contro le SLAPP. La mancanza di un’azione concreta rischia di lasciare i più vulnerabili esposti alle pressioni legali, con conseguenze che vanno ben oltre il mondo della comunicazione. La società civile ha chiesto un intervento immediato per salvaguardare i diritti di chi esercita la libertà di informazione.
