L’11 settembre 2001: New York in fumo e il cuore di un popolo unito
L’11 settembre 2001, New York vive un attacco terroristico che cambia la sua storia. Le Torri Gemelle crollano, il popolo si unisce e il mondo si ferma.

L’11 settembre 2001, New York si sveglia in un mondo diverso. Il cielo grigio e fumante, il silenzio che si diffonde come una nebbia, e l’odore acre dell’incendio che si alza dalle rovine di Ground Zero. Sono passate 96 ore dal crollo delle Torri Gemelle e la città non è più la stessa. Il viaggio da Londra su un volo Air Canada, la corsa in auto fino alle rive dell’Hudson, l’arrivo all’alba in un’isola dove l’odore dell’aria è diverso, descrivono una trasformazione radicale. L’attacco di Al-Qaeda ha scatenato una guerra globale, ma anche un’unità senza precedenti. La città, ferita, si alza con orgoglio e determinazione.
La tragedia in diretta: il crollo delle Torri Gemelle
Sono le 8 e 46 quando il volo American Airlines 11, dirottato dai terroristi di Al-Qaeda, si schianta contro la facciata settentrionale della Torre Nord del World Trade Center. Una palla di fuoco squarcia i piani alti e migliaia di fogli di carta iniziano a fluttuare su Downtown Manhattan. Diciassette minuti dopo, alle 9 e 03, il volo United Airlines 175 piomba sulla Torre Sud, e milioni di spettatori capiscono in tempo reale che non si tratta di un incidente ma di un attacco. Alle 9 e 37 un terzo aereo, l’American Airlines 77, si abbatte sul Pentagono, a Washington, incendiando l’ala Ovest del quartier generale della Difesa americana.
Alle 9 e 59, appena 56 minuti dopo essere stata colpita, la Torre Sud collassa su se stessa in una nube di polvere e detriti che inghiotte Downtown, mentre migliaia di persone corrono verso l’East River e verso l’Hudson per sfuggire al crollo. Il bilancio fra i soccorritori è il più alto mai pagato da un corpo di soccorso in un solo giorno: 343 vigili del fuoco, 23 agenti della polizia di New York e 37 agenti della Port Authority.
Il crollo delle Torri Gemelle ha cambiato per sempre lo skyline di New York.
La reazione del popolo: uniti per vincere
La sera dell’11 settembre il presidente George W. Bush parla alla nazione dallo Studio Ovale, e poche ore dopo, sui gradini del Campidoglio, decine di deputati e senatori di entrambi i partiti si ritrovano spontaneamente a intonare proprio «God Bless America». Il traffico aereo civile sopra gli Stati Uniti viene bloccato per la prima volta nella storia: quasi 4.500 voli vengono obbligati ad atterrare nel giro di poche ore, e decine di aerei diretti verso gli Stati Uniti sono dirottati sugli aeroporti canadesi, con la cittadina di Gander, a Terranova, che da sola accoglie quasi settemila passeggeri per lunghi giorni.
La Borsa di Wall Street chiude i battenti per quattro sedute consecutive, la sospensione più lunga dagli anni Trenta, riaprendo solo lunedì 17 settembre con il crollo più pesante mai registrato fino a quel momento. In una metropoli dove tutti corrono sempre e nessuno guarda negli occhi il prossimo neanche in ascensore, ci si sente per la prima volta tutti a fianco l’uno dell’altro, come avveniva nelle carovane che superavano il fiume Ohio, prima frontiera del West.
La solidarietà si manifesta in ogni angolo della città, unendo persone che non si conoscevano.
