Iran, due giovani impiccati a Isfahan: l’ONU chiede la sospensione delle esecuzioni

Iran, due giovani impiccati a Isfahan: l’Onu chiede la sospensione delle esecuzioni. Le Nazioni Unite denunciano processi ingiusti e violazioni dei diritti umani.

Due giovani impiccati in piazza a Isfahan, manifestanti in piazza e polizia in azione
Due giovani impiccati in piazza a Isfahan, manifestanti in piazza e polizia in azione

Due giovani, di 23 e 27 anni, sono stati impiccati a Isfahan in Iran durante un’azione di protesta che ha visto la popolazione tentare di bloccare le esecuzioni. L’ONU ha chiesto immediatamente la sospensione delle esecuzioni, denunciando processi ingiusti e violazioni dei diritti umani. L’episodio si è verificato il 28 luglio 2026, in un contesto di crescente tensione sociale e politica.

Processi sommari e accuse poco chiare

I due giovani facevano parte di un gruppo di 12 persone, alcuni dei quali minorenni, condannati a morte per l’uccisione di quattro agenti di sicurezza durante le proteste del 8 gennaio 2026 a Piazza Shahid Alikhani. Secondo le Nazioni Unite, il processo che ha portato alla condanna a morte non ha rispettato nessuno degli standard minimi di legalità previsti dal diritto internazionale. Le accuse a loro carico rimangono poco chiare, e le confessioni sono state ottenute attraverso metodi che violano i diritti umani.

Il processo, condotto in un’unica udienza a porte chiuse, ha violato i principi del giusto processo, afferma l’ONU. I giovani, di età compresa tra la fine dell’adolescenza e i vent’anni, sarebbero stati arbitrariamente privati della libertà, in alcuni casi sottoposti a sparizioni forzate e maltrattamenti. Tra le accuse, anche quelle di incendio doloso e vandalismo durante le proteste.

Un sistema giudiziario sotto accusa

Secondo l’ONU, nel 2026 almeno 24 persone sono state mandate a morte in relazione alle proteste di gennaio. Tra le vittime, 188 erano state condannate a morte per omicidio, 117 per reati legati al traffico di droga e 55 per accuse relative alla sicurezza nazionale. I processi sono definiti arbitrari e ingiusti, senza un vero diritto alla difesa, con confessioni estorte con la violenza. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, i detenuti sono in sciopero della fame da tre settimane per protestare contro l’alto numero di esecuzioni. I video rilasciati dal carcere mostrano i detenuti ammassati a terra con cartelli contro la pena di morte, a rischio di pesanti ritorsioni.

La reazione internazionale e le prossime esecuzioni

L’ONU ha espresso preoccupazione per il rischio che anche gli altri 8 giovani nel braccio della morte per i fatti di piazza Alikhani possano essere uccisi con esecuzioni pubbliche. Secondo l’organizzazione, sono state segnalate altre 400 esecuzioni non verificate, e il numero totale di esecuzioni in Iran nel 2026 supera le 370, con 101 solo nel mese di giugno. Dopo la Cina, l’Iran è il paese con il più alto numero di esecuzioni al mondo. L’ONU ha ribadito che molti di coloro che sono stati condannati a morte erano giovani che esercitavano il loro diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di partecipazione alla vita pubblica, tra cui manifestanti del movimento “Donna, Vita, Libertà”.