Ilaria Cucchi torna al Pertini: “Le carceri non sono cambiate”

Ilaria Cucchi torna al carcere dove morì suo fratello Stefano: denuncia condizioni non migliorate.

Ilaria Cucchi torna al Pertini: “Le carceri non sono cambiate”
Ilaria Cucchi torna al Pertini: “Le carceri non sono cambiate”

Sedici anni dopo la morte di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria torna al reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove il fratello perse la vita nel 2009. Dopo un lungo periodo di silenzio e dolore, la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra ha visitato il luogo in cui suo fratello morì, ma non solo per ricordare: lo ha fatto per denunciare una situazione che, a suo parere, non ha visto alcun miglioramento. “Nulla è cambiato”, ha detto, sottolineando come le carceri restino luoghi chiusi, privi di contatto umano e spesso al collasso.

Le condizioni delle carceri non si sono migliorate

Ilaria Cucchi ha descritto le condizioni del reparto protetto come “celle, non stanze di degenza”, sottolineando che i detenuti non possono camminare nei corridoi, non hanno momenti di convivialità e sono costretti a vivere in spazi chiusi h24. “Qui dentro si vive persino peggio che nelle strutture carcerarie”, ha detto, riferendosi a un sistema che non rispetta i principi di rieducazione sanciti dall’articolo 27 della Costituzione. La senatrice ha espresso la sua preoccupazione per il fallimento della riforma penitenziaria, che, a suo parere, non ha portato alcun passo avanti significativo.

Finché questi luoghi resteranno chiusi, nulla potrà cambiare, ha affermato, aggiungendo che è necessario un “occhio” e una “coscienza civile” per rendere visibile ciò che accade dietro le mura. La senatrice ha ricordato che il caso Cucchi ha avuto un impatto profondo sulla giustizia italiana, costringendo le istituzioni a fare i conti con un modello penitenziario disumano, dove ancora oggi si muore di incuria, abbandono e violenza.

Un sistema che non si apre al pubblico

Ilaria ha anche sottolineato la mancanza di personale qualificato, di formazione e di una volontà di “aprire” le carceri allo sguardo pubblico. “Sappiamo bene quali sono i problemi, oltre a quello culturale: queste realtà non interessano a nessuno”, ha detto, aggiungendo che l’introduzione di nuovi reati non migliora le carceri, che sono al collasso, come lo è anche questa struttura. La senatrice ha espresso la sua frustrazione per anni di promesse mancate, che non hanno portato a una reale trasformazione del sistema.

Il caso di Stefano Cucchi ha attraversato 16 anni di processi, indagini e verità parziali. Nel 2022, due carabinieri sono stati condannati in via definitiva per omicidio preterintenzionale, ma il vero processo, quello pubblico e collettivo, non si è mai chiuso. Il nome di Stefano è diventato sinonimo di abuso e silenzio istituzionale, mentre quello di Ilaria è diventato un richiamo costante alla giustizia come responsabilità morale. Dalle aule di tribunale ai banchi del Parlamento, la sua voce ha costretto l’Italia a guardare dentro un sistema che, più che curare, ha spesso cancellato.

La giustizia è fatta dalle persone, ha detto Ilaria, ricordando i magistrati e gli avvocati che hanno permesso che per Stefano ci fosse giustizia. Il suo intervento davanti ai giornalisti dell’Adnkronos ha voluto ringraziare chi ha reso possibile la verità, dopo anni di depistaggi e insabbiamenti. La battaglia di Ilaria Cucchi è diventata un simbolo di resistenza civile, trasformando il dolore in una richiesta di cambiamento, di apertura e di responsabilità.