Giuseppe Graviano, l’avvocato chiarisce le dichiarazioni del boss e contesta l’interpretazione del Foglio
L’avvocato di Giuseppe Graviano risponde al Foglio con una lettera che chiarisce le dichiarazioni del boss e contesta l’interpretazione dell’articolo.

Il 1 settembre 2026, l’avvocato di Giuseppe Graviano, Antonio Sanvito, ha inviato una lettera al Foglio, in cui chiarisce le dichiarazioni del boss e contesta l’interpretazione dell’articolo pubblicato ieri. L’obiettivo del documento è rispondere a una lettura dell’articolo che, secondo l’avvocato, ha suscitato sentimenti contrastanti: da una parte la stima per la testata, dall’altra il dovere di chiarire aspetti che l’articolo ha trattato in modo errato. L’avvocato sostiene che le dichiarazioni di Graviano non sono state interpretate correttamente, né sono state riferite in modo improprio.
Le dichiarazioni non sono fuffa, ma processuali
La lettera sottolinea che le dichiarazioni di Graviano, rese in sede processuale dinanzi alla Corte di Assise di Reggio Calabria, non sono state riferite come confidenze o affermazioni casuali, ma come dichiarazioni ufficiali. L’avvocato contesta l’etichetta di “fuffa” attribuita all’articolo, sottolineando che la valutazione dell’attendibilità delle dichiarazioni è compito esclusivo dell’autorità giudiziaria. L’articolo, secondo Sanvito, ha liquidato le dichiarazioni con un aggettivo sprezzante senza esaminarne il contenuto né confrontarsi con gli atti.
Le dichiarazioni di Graviano non sono inattendibili, ma processuali.
Graviano non ha mai affermato che Berlusconi fosse un mafioso
Un punto cruciale della lettera è la precisazione che Graviano non ha mai affermato che Silvio Berlusconi fosse un mafioso, né che avesse concorso nelle stragi degli anni Novanta. L’avvocato chiarisce che le dichiarazioni del suo cliente riguardano rapporti esclusivamente economici tra Berlusconi e un investimento originariamente effettuato dal nonno materno di Graviano, Quartararo Filippo. Questa figura, mai indagata o condannata, è al centro delle dichiarazioni del boss. L’avvocato sottolinea che il collegamento con Berlusconi si riduce a questa sola figura, e non a accuse di natura mafiosa.
La lettera rileva che l’articolo ha interpretato le dichiarazioni di Graviano attraverso un filtro narrativo che ne distorce il senso e la portata giuridica. L’avvocato sostiene che il contenuto delle dichiarazioni non è stato esaminato, ma reinterpretato in modo che ne venga distorto il significato. Questo, secondo Sanvito, non è un approccio metodologicamente corretto. La comunicazione inviata all’Autorità Giudiziaria di Caltanissetta non è una strategia mediatica, ma un atto giudiziario che risponde a un evento specifico: l’udienza del 15 giugno dinanzi al GIP di Caltanissetta. L’avvocato chiarisce che la comunicazione non è stata inviata con l’intento di orchestrare una campagna mediatica, ma per portare all’attenzione delle autorità giudiziarie fatti rilevanti per un procedimento penale ancora aperto. L’articolo, invece, ha attribuito alla comunicazione un carattere di strategia mediatica, senza considerare il contesto giudiziario.
La comunicazione non è una strategia mediatica, ma un atto giudiziario.
Sanvito rileva che l’articolo ha anche sostenuto che la comunicazione fosse un tentativo di spargere fango su Berlusconi, ma l’avvocato sottolinea che le dichiarazioni di Graviano non hanno alcun legame con accuse di natura politica o mafiosa. L’obiettivo del documento è chiarire che le dichiarazioni non sono state interpretate correttamente, né sono state riferite in modo improprio.
