Il figlio di Bossetti: «Il caso Yara è peggio di una Garlasco 2»
Il figlio di Massimo Bossetti parla del caso Yara Gambirasio, definendolo «molto peggio di una Garlasco 2».

La battaglia per l’innocenza di Massimo Bossetti continua
Il figlio di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha espresso per la prima volta in televisione la sua convinzione sull’innocenza del padre. «È molto peggio di una Garlasco 2», ha detto il giovane, riferendosi al caso di una ragazza scomparsa e uccisa in provincia di Brescia. La vicenda di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata morta il 26 febbraio 2011 a Brembate di Sopra, rimane al centro di un dibattito acceso tra la condanna definitiva di Bossetti e le richieste della difesa di nuove analisi sui reperti. La famiglia di Bossetti, attraverso i suoi legali, ha annunciato l’intenzione di proseguire nella battaglia per ottenere nuovi esami sui reperti.
La difesa ha spiegato che ci sono voluti sette anni per vedere le foto, otto anni di ricorsi per Cassazione, oltre 400 pagine di atti solo nella fase esecutiva per arrivare a discutere. Tuttavia, il tribunale di Bergamo ha rigettato l’istanza, impedendo alla difesa di procedere con ulteriori verifiche, nonostante disponga delle foto originali in alta definizione dei reperti e dell’accesso ai Dna dell’indagine. L’avvocato Salvagni ha sottolineato che «evidentemente c’è qualcosa di grosso nelle carte».
Il riferimento a Garlasco 2 e i presunti errori giudiziari
Il figlio di Bossetti ha associato il caso del padre a quello di Garlasco 2, sottolineando i presunti errori giudiziari e l’assenza di una prova definitiva. «Non è mai stata data possibilità alla difesa di visionare e di provare a vedere se il DNA combaci effettivamente con quello di Ignoto 1 che è attualmente in carcere e che è mio padre», ha spiegato. La famiglia di Yara Gambirasio aveva precedentemente espresso l’intenzione di evitare un simile esito, dicendo: «Si vuole arrivare a un Garlasco 2, ma faremo il possibile per evitarlo».
La difesa ha ribadito che il caso è segnato da errori giudiziari e dall’assenza di prove certe, con il figlio che ha sottolineato che in Italia non si sarebbe mai visto un procedimento con così tanti errori e senza una reale possibilità di difesa. La prova genetica trovata sugli indumenti intimi della ragazzina portò alla condanna di Bossetti, il quale si è sempre dichiarato innocente. Anche la famiglia continua a sostenere questa posizione e, attraverso i suoi legali, ha annunciato l’intenzione di proseguire nella battaglia per ottenere nuovi esami sui reperti.
La vicenda di Yara Gambirasio resta quindi al centro del dibattito, tra la condanna definitiva di Massimo Bossetti, le richieste della difesa e il no del tribunale di Bergamo alle nuove analisi sui reperti. La difesa non si arrende e punta a proseguire la battaglia in Cassazione. «Andremo avanti, sicuramente in Cassazione», ha ribadito l’avvocato Salvagni. La famiglia, attraverso il figlio, ha ribadito la sua convinzione e la sua determinazione a proseguire la battaglia.
