Dna sulle unghie di Chiara non prova aggressione, dice difesa di Sempio

Difesa di Andrea Sempio a Garlasco: Dna non prova aggressione, rifiuta interrogatorio

Dna sulle unghie di Chiara non prova aggressione, dice difesa di Sempio
Dna sulle unghie di Chiara non prova aggressione, dice difesa di Sempio

Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha rifiutato di farsi interrogare, nonostante avesse tempo fino a oggi, 26 maggio, per decidere. La difesa, con l’aiuto della consulente genetica Marina Baldi, ha sottolineato che il Dna trovato sulle unghie della vittima non può considerarsi prova di un contatto aggressivo diretto. La relazione tecnica depositata in Procura a Pavia chiarisce che il materiale genetico non è sufficientemente robusto per supportare un’accusa.

Il Dna non è prova sufficiente

La consulente genetica Marina Baldi ha spiegato che il rinvenimento di componenti di aplotipo Y compatibili con Andrea Sempio non può essere considerato, allo stato, una prova di un contatto aggressivo diretto. «Il dato appare tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati», ha sottolineato. Inoltre, la traccia genetica non ha valore individualizzante paragonabile a un profilo autosomico completo.

La presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito rende il dato fragile.

La difesa ha anche sottolineato che la presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su un altro dito della vittima documenta che il materiale subungueale non è geneticamente univoco. «Non può essere selezionata soltanto la componente asseritamente compatibile con l’indagato, ignorando la presenza di altri contributi maschili», ha aggiunto Baldi. Anche se si ritenesse una compatibilità parziale con Sempio, «tale dato non prova che egli abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell’azione omicidiaria».

Le ipotesi alternative non sono escluse

La relazione tecnica ha anche precisato che rimangono aperte ipotesi alternative, come il Dna di fondo, il trasferimento secondario, il trasferimento occasionale, la contaminazione, la manipolazione dei reperti o il deposito non correlato al fatto. «In assenza di un profilo completo, singolo, quantitativamente significativo, riproducibile e coerente con la dinamica di un graffiamento aggressivo, il dato genetico subungueale deve essere considerato un elemento fragile, parziale e non individualizzante», ha concluso Baldi.

La difesa ha inoltre sottolineato che i soliloqui di Andrea Sempio, considerati da parte dei pm come prove di interrogatorio, sono stati interpretati dai legali come una strategia per simulare contestazioni. «Frequentemente simula contestazioni che ritiene gli possano essere mosse, le formula ad alta voce e fornisce le proprie ipotetiche risposte», hanno spiegato gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia.

Massimo Lovati, ex legale di Sempio, ha risposto a una domanda dei cronisti in Tribunale a Milano, sottolineando che «più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2017». «Alla fine del processo, poi, vedremo se c’è stata», ha concluso. La difesa, quindi, continua a sostenere che il Dna non è una prova sufficiente per accusare Sempio dell’omicidio di Chiara Poggi.

  • Il Dna sulle unghie non è prova di aggressione
  • Le ipotesi alternative non sono escluse
  • La difesa rifiuta l’interrogatorio