Device nei bambini sotto i 3 anni, Giannotta: “Lo strumento riempie un vuoto
Giannotta di Terre des Hommes spiega come i genitori ricorrono ai device per colmare lacune nella relazione con i figli. La proposta bipartisan punta a linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi.
Un genitore che ripone lo smartphone tra le mani del proprio figlio di pochi anni non compie un gesto casuale, ma risponde a una necessità percepita come urgente. Secondo Giannotta di Terre des Hommes, il device riempie un vuoto che il genitore non sa, non vuole o non è in grado di colmare diversamente. È questa l’analisi presentata durante la discussione sulla proposta di legge che mira a introdurre linee guida nazionali per limitare l’esposizione agli schermi nei bambini e nelle bambine fino ai tre anni di vita. La proposta, sostenuta in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici secondo quanto riportato da adnkronos.com, affronta una questione sempre più centrale nel dibattito sulla salute dell’infanzia.
La dinamica del device come surrogato pedagogico
Giannotta descrive il meccanismo attraverso il quale i genitori ricorrono agli strumenti digitali come soluzione immediata alle difficoltà relazionali quotidiane. Nel momento in cui il genitore espone il bambino allo strumento, in quel momento colma una lacuna, permettendo al device di occupare uno spazio-tempo che non è in grado, non vuole o non sa come riempire. La questione non è semplicemente morale o culturale, ma affonda le radici nella struttura stessa della relazione genitoriale contemporanea, dove il ricorso al digitale rappresenta un’alternativa sempre disponibile rispetto a una relazione sana e pedagogica.
La chiave per invertire questa dinamica, spiega Giannotta, risiede non nella reprimenda bensì nella consapevolezza. Un genitore che comprende pienamente le conseguenze del ricorso precoce ai device farà scelte diverse. Non per imposizione normativa, ma per una vera comprensione delle implicazioni per lo sviluppo del figlio. Un genitore “vuole che il proprio bambino abbia il massimo delle possibilità”: nel momento in cui si rende conto che lo strumento lo rallenterà e sarà pericoloso, farà una scelta consapevole.
Le linee guida come strumento di accompagnamento genitoriale
La proposta di legge non si limita al divieto, ma intende operare su un fronte più ampio: quello della formazione e del supporto alle famiglie. Dobbiamo essere pronti nell’accompagnare il genitore affinché non guardi mai al device come a un’alternativa possibile nella fascia zero-36 mesi. Le linee guida previste dalla proposta permetteranno di accompagnare i genitori via via nella crescita del bambino all’uso del digitale, sempre più gradatamente, bloccando l’automatismo di ricorrere al cellulare sempre e comunque.
Questa strategia ricalca il principio di altre scelte genitoriali consapevoli: È come fare una scelta rispetto a che cosa mangiare o a come relazionarsi in altri contesti. Non si tratta di proibizioni assolute, ma di linee orientative che aiutino i genitori a navigare le decisioni quotidiane. L’educazione alla genitorialità diventa quindi centrale quanto il divieto stesso.
Giannotta enfatizza l’importanza della diffusione della conoscenza scientifica sugli effetti del digitale precoce. Facendo cultura, conoscenza e dando strumenti per comprendere appieno, a tutti i livelli, quelle che sono le conseguenze dannose e gravissime sul cervello del bambino e sullo sviluppo neurocognitivo, di linguaggio e delle competenze basiche, il genitore acquisisce una prospettiva completamente diversa rispetto alla scelta di affidare il device al figlio. Non è una questione di sensi di colpa, ma di informazione consapevole.
La proposta bipartisan rappresenta quindi un’opportunità per costruire una cornice normativa e culturale che supporti la dimensione della genitorialità, accompagnando le famiglie verso scelte più consapevoli e informate sulla relazione tra i bambini e gli strumenti digitali durante i primi anni cruciali dello sviluppo.
