Debito di degrado a Mestre: 290 ‘buchi neri’ censiti, 58 sgomberi in 8 mesi
A Mestre, 290 luoghi di degrado censiti e 58 sgomberi eseguiti in otto mesi. L’attività di polizia locale si concentra su Marghera.

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A Mestre, in poco più di otto mesi, sono stati eseguiti 58 sgomberi, preceduti da 110 sopralluoghi, per contrastare il degrado e le occupazioni abusive. L’attività, parte del progetto Oculus della polizia locale, ha censito 290 luoghi abbandonati, tra edifici pubblici e privati, cantieri e aree abbandonate. Il bilancio del 2026 segna un ritmo simile a quello del 2025, con un incremento rispetto al 2024. La maggior parte degli interventi si concentra a Marghera, dove 32 su 58 operazioni sono state effettuate, pari al 55% del totale.
Un record a via Rizzardi
Il record spetta a via Rizzardi, dove gli agenti sono dovuti tornare 17 volte dal 1 gennaio ad oggi. Questo dato sottolinea come l’efficacia degli sgomberi non sia sufficiente a risolvere il problema a lungo termine. La costanza nella presenza è necessaria per evitare che i luoghi tornino a essere utilizzati come rifugi per sbandati. La stessa situazione si osserva in villa Ceresa, dove gli interventi sono stati ripetuti otto volte negli ultimi otto mesi.
Progetti in cantiere per la riqualificazione
Alcuni dei “buchi neri” della città stanno raggiungendo un punto di svolta. A Marghera, l’ex Telecom di via San Damiano è in fase di trasformazione: i capannoni saranno demoliti e sostituiti da tre palazzine residenziali, mentre la torre di 52 metri sarà recuperata per la costruzione di oltre 70 appartamenti. L’edificio, di oltre 5.700 metri quadrati, è stato acquistato dalla 2M Home e dovrebbe diventare la nuova sede veneziana della Rai. Altri progetti in cantiere includono la riqualificazione degli ex magazzini Campana, tra piazza Barche e via Sarpi, con 30 appartamenti, negozi e spazi per la comunità.
Nonostante i progressi, però, ci sono ancora aree in limbo. Villa Ceresa, ad esempio, continua a essere un punto di interesse per chi cerca rifugio, nonostante le recinzioni e i controlli. Altre zone, come via della Pila e l’ex bar “La Porta di Venezia”, restano in stato di abbandono, con tende e giacigli che spuntano nonostante le operazioni di sgombero. La polizia locale, però, non si arrende e continua a monitorare i luoghi più sensibili. La mappa del degrado a Mestre, che include 290 luoghi censiti, rimane un elemento chiave per il contrasto del fenomeno. La polizia locale, con il progetto Oculus, continua a lavorare per rendere la città più sicura e vivibile, anche se il lavoro richiede tempo e costanza. La trasformazione di alcuni dei “buchi neri” in spazi utili per la comunità è un passo avanti, ma la strada è ancora lunga.
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