Claudio Pellegrini, ex attaccante iconico, racconta la sua passione per la fotografia e le foto di un’epoca
Claudio Pellegrini, ex attaccante, racconta la sua passione per la fotografia e le foto di un’epoca

Claudio Pellegrini, ex attaccante degli anni ’70 e ’80, racconta con nostalgia e passione la sua vita nel calcio e la sua passione per la fotografia. L’attaccante, noto per la figurina iconica con il numeretto romano accanto al nome, ha rivelato di aver ancora oggi in mano le foto che lo hanno reso celebre. Lo scorso mese ha inviato tre raccomandate, un gesto che dimostra la sua profonda connessione con il passato. Pellegrini, che ha giocato per squadre come il Torino, il Napoli e l’Udinese, ha spiegato come la fotografia sia diventata una seconda passione, una forma di conservazione della memoria e della bellezza.
La fotografia come memoria di un’epoca
La fotografia, per Pellegrini, non è solo un hobby, ma un modo per fermare il tempo e custodire ricordi. L’attaccante ha raccontato di aver messo su una camera oscura in casa per sviluppare le sue foto, spesso in bianco e nero, e di aver perso la sensazione del tempo mentre scattava. “A volte mi scordavo di mangiare o non andavo a dormire”, ha detto. Le sue foto, spesso di scorci urbani o paesaggi, sono diventate un’altra forma di espressione, una testimonianza di un’epoca in cui il calcio era un’arte e la fotografia un’arte a parte.
Le foto di un’epoca in cui il calcio era un’arte. Pellegrini, che ha giocato per squadre come il Torino e il Napoli, ha ricordato come il calcio fosse un’esperienza diversa rispetto a oggi. “A 14 anni ero già fuori di casa nelle giovanili del Torino, talmente forti che facevano due squadre, il Toro e l’Asti Ma.Co.Bi”, ha raccontato. Il calcio era un’attività che richiedeva dedizione, e Pellegrini ha spiegato come la sua carriera fosse segnata da sfortuna e opportunità perse. “Il Napoli già mi aveva notato, organizzarono un’amichevole solo per vedermi giocare ma io ero stirato”, ha ricordato, spiegando come la sua carriera fosse stata influenzata da infortuni e decisioni non sempre fortunate.
Una delle foto più significative per Pellegrini risale all’aprile 1981, quando il Napoli, guidato da Marchesi, si giocava il campionato e affrontava il Perugia al San Paolo. “Lì fui uno str… accompagnai il pallone con la pancia invece di buttarmi dentro la porta con tutta la palla, fui proprio str… e ancora oggi me lo sogno la notte”, ha detto, con un sorriso. La foto di quel momento è un ricordo che non ha mai dimenticato, un momento di passione e di emozione.
La fotografia e il gyrotonic: due passioni che lo accompagnano
Dopo la fine della carriera, Pellegrini ha ripreso la fotografia, non solo come hobby, ma come forma di espressione e di condivisione. “Passione che ho ripreso a fine carriera: faccio mostre e ricevo molti apprezzamenti”, ha detto. La fotografia, per lui, è diventata una forma di connessione con il passato e con il presente. Inoltre, Pellegrini ha anche scoperto il gyrotonic, una disciplina che unisce danza, arti marziali e ginnastica. “Bellissimo, ancora oggi grazie agli anni passati col gyrotonic gestisco alla grande il mio corpo”, ha spiegato, mostrando come la sua passione per la fotografia si sia estesa a altre forme di movimento e benessere.
La sua vita non ha bisogno di essere ritoccata. “Se potessi cambiare una foto? Nulla: mi tengo il bello, il brutto, le passioni di oggi, di ieri e quelle che verranno”, ha concluso. Pellegrini, con la sua passione per la fotografia e per il calcio, è diventato un simbolo di un’epoca in cui il tempo sembrava fermarsi, e la memoria era custodita in ogni scatto.
