Caldo record e scuole senza climatizzatori: gli studenti romani protestano per il rientro in classe
Studenti romani protestano per il caldo record e la mancanza di climatizzatori nelle scuole, chiedendo un rinvio delle lezioni.

Il caldo record e la mancanza di climatizzatori nelle scuole hanno scatenato una protesta all’interno del liceo Cavour di Roma, dove studenti, genitori e insegnanti chiedono un rinvio del rientro a scuola. La temperatura, che in alcuni casi supera i 30 gradi, rende le aule insopportabili, con gli studenti che hanno trasformato l’ingresso della scuola nella «porta dell’inferno». La protesta, organizzata dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio, ha visto un flash mob per denunciare le condizioni in cui si prepara il ritorno in classe e chiedere un intervento coordinato da parte del ministero dell’Istruzione, della Regione Lazio e degli enti locali.
Scuole senza climatizzatori: un problema diffuso
Nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, gli interventi necessari per climatizzare le aule riguarderebbero circa 8mila aule, con una spesa stimata in 25 milioni di euro. Attualmente, nelle scuole si utilizzano soprattutto i ventilatori, ma gli esperti hanno sottolineato che non sono sufficienti a garantire condizioni di temperatura adeguate. Secondo un’indagine di Tuttoscuola, nove scuole su dieci non hanno impianti di climatizzazione, un problema che si estende a gran parte del territorio nazionale.
Il governo ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi di raffrescamento, ma per molti esperti e studenti questa somma è insufficiente e tardiva. Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni, un intervento insufficiente e tardivo, commenta Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. L’esperto sottolinea che pensare di affrontare il problema a pochi giorni dall’inizio delle lezioni è inaccettabile, e che a pagarne le conseguenze non dovrebbero essere studenti e docenti.
Un appello per la salute degli studenti
La protesta non riguarda solo le condizioni delle aule, ma anche la salute degli studenti. I medici hanno lanciato l’allarme per il caldo record, con le aule che diventano roventi e le condizioni di lavoro per docenti e studenti insostenibili. Pensare di affrontare il problema a pochi giorni dall’inizio delle lezioni è inaccettabile, ha sottolineato un esperto, ricordando che la salute di chi studia non può essere messa a rischio per mancanza di interventi concreti.
Al momento, solo un comune ha deciso di posticipare il rientro a scuola, ed è Rosolini, in provincia di Siracusa. Molti genitori, però, esprimono una visione diversa, contraria all’ipotesi del rinvio, soprattutto per le famiglie in cui i genitori lavorano, poiché tenere i figli a casa potrebbe comportare costi aggiuntivi e la ricerca di soluzioni alternative per la loro gestione. La Rete degli Studenti Medi del Lazio ha espresso la sua preoccupazione e chiede un intervento coordinato da parte delle istituzioni. «Raccoglieremo le segnalazioni nelle scuole e vigileremo affinché la salute di chi studia venga garantita», hanno dichiarato i rappresentanti degli studenti. La protesta, sebbene non abbia portato a un rinvio immediato, ha messo in luce un problema che riguarda non solo Roma, ma l’intero sistema scolastico italiano.
