Il brivido della guida non dipende dalla velocità, ma da concentrazione e controllo

Un nuovo studio dimostra che il brivido alla guida nasce da concentrazione, coinvolgimento e controllo, non solo dalla velocità.

Un test di guida in circuito chiuso mostra come il brivido non dipende solo dalla velocità, ma da fattori neurofisiologici e emotivi
Un test di guida in circuito chiuso mostra come il brivido non dipende solo dalla velocità, ma da fattori neurofisiologici e emotivi

Il brivido della guida non dipende necessariamente dalla velocità, ma da una combinazione di concentrazione, coinvolgimento e controllo. Lo dimostra uno studio condotto da Castrol in collaborazione con Brainbox, che ha analizzato i dati fisiologici e neurologici di diversi test di guida. I risultati mostrano che il livello di brivido non è legato alla velocità, ma a una precisa interazione tra fattori viscerali, intellettuali ed emotivi.

La scienza del brivido alla guida

Lo studio, intitolato “Thrill of Driving”, ha analizzato cinque diversi scenari di guida, tra cui la guida di una McLaren Artura GT4, la guida di un kart, l’esperienza da passeggero su un’auto da corsa JPLM e la guida offroad su un Land Rover Defender. I partecipanti hanno indossato dispositivi per monitorare l’attività cerebrale, cardiaca e oculare, permettendo di raccogliere dati dettagliati su come il brivido si sviluppa in diverse condizioni.

Il brivido nasce da un equilibrio tra stimolazione fisica, coinvolgimento mentale e gestione emotiva. I dati raccolti mostrano che la guida della McLaren Artura GT4 ha generato il livello più alto di brivido, nonostante la velocità non fosse la più elevata. I partecipanti hanno mantenuto un controllo totale, con un numero ridotto di battiti di ciglia e fissazioni visive, indicando un alto livello di concentrazione. A livello cerebrale, i test EEG hanno rilevato un aumento delle onde theta della corteccia frontale, associate a una profonda concentrazione, e un calo delle onde alpha, che indicano un equilibrio tra calma e attenzione. Al contrario, l’esperienza da passeggero su una JPLM ha mostrato un aumento di onde beta, associate a stress e ansia, con un calo delle onde theta e alpha, configurando un quadro di sovraccarico cognitivo.

La velocità non è il fattore principale

La velocità, pur essendo un elemento rilevante, non è il principale determinante del brivido. I dati raccolti mostrano che i partecipanti trasportati ad alta velocità sull’auto JPLM hanno registrato un livello di brivido inferiore a quello registrato durante la guida di un kart a bassa velocità. Questo indica che il brivido non dipende solo dall’accelerazione, ma da una precisa interazione tra diversi fattori neurofisiologici.

Il brivido si sviluppa in un ambiente gestito, dove il conducente ha il controllo totale del veicolo. Questo stato di immersione, che si manifesta in un’attivazione neurofisiologica elevata, è ciò che genera l’emozione intensa associata al brivido. La velocità, se non gestita correttamente, può portare a un aumento dell’ansia e quindi a una riduzione del brivido. Il lavoro di Brainbox ha anche evidenziato che il brivido si riflette in diversi indicatori, tra cui la frequenza cardiaca, i movimenti oculari e l’attività cerebrale. La variabilità della frequenza cardiaca, piuttosto che un aumento semplice, è associata a un brivido più intenso. Questo conferma che il brivido non è solo una reazione fisica, ma un’esperienza complessa che coinvolge mente, corpo e emozioni.