Le bare cinesi minano il settore europeo, produttori chiedono intervento UE

Produttori europei denunciano concorrenza sleale da Cina, chiedono indagine antidumping.


Le bare cinesi stanno mettendo in crisi il settore europeo, con produttori che denunciano una concorrenza sleale e chiedono all’Unione europea un’indagine antidumping. Secondo i dati del settore, le importazioni di bare cinesi sono in aumento, con prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli prodotti in Italia. I produttori europei sostengono che le bare cinesi, vendute a prezzi compresi tra 100 e 110 euro, minano la competitività del settore, che ha visto un calo del numero di aziende negli ultimi anni. La Commissione UE è stata chiamata a intervento, con i produttori che chiedono un’indagine antidumping per proteggere il mercato interno.

Concorrenza sleale e costi di produzione

Secondo i dati disponibili, la produzione di una bara in Italia costa circa 260 euro, mentre in Cina si riduce a circa 80 euro. Questa differenza, spiegata come conseguenza di “condizioni di produzione inique”, ha permesso ai produttori cinesi di offrire prodotti a prezzi molto più bassi. I produttori europei sostengono che tali condizioni non solo riducono i costi, ma potrebbero anche includere sussidi o agevolazioni fiscali per l’export. La Commissione UE è stata chiamata a intervento, con i produttori che chiedono un’indagine antidumping per proteggere il mercato interno.

Discrepanze nei dati e controlli doganali

Nonostante le denunce, i dati del settore mostrano discrepanze. Secondo il rapporto di Assocofani, il fatturato del settore italiano nel 2025 è stato di 142 milioni di euro, con una produzione interna di 130 milioni e importazioni di 50 milioni. Tuttavia, i numeri denunciati dagli eurodeputati di Fratelli d’Italia, che parlavano di un 60% di mercato occupato dalle bare cinesi, non sembrano confermati. Inoltre, non esistono conferme ufficiali dei dati forniti dai consulenti delle aziende. I produttori sostengono che i controlli doganali non siano efficaci, permettendo l’ingresso di prodotti non conformi alla normativa UE.

La Commissione UE ha risposto che interviene solo quando sussistono le condizioni necessarie, invitando i produttori a contattare l’Ufficio reclami dei servizi di difesa commerciale. Inoltre, il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ha ricordato che gli Stati membri sono responsabili dell’applicazione delle norme UE a livello nazionale. Nonostante le preoccupazioni, i produttori europei stanno cercando di organizzarsi per creare una coalizione che potrebbe presentare una denuncia formale a Bruxelles.

Le importazioni di bare cinesi di legno in Europa hanno raggiunto i 28 milioni di euro nel 2025, rispetto ai 16 milioni del 2022. Non è la prima volta che il tema viene portato all’attenzione di Bruxelles, ma i produttori europei non sembrano ancora aver trovato una soluzione concreta. Mentre i numeri non tornano, i produttori continuano a chiedere interventi per salvaguardare il settore, che rischia di essere ulteriormente minato da una concorrenza sleale da parte di produttori esteri.