Alessandro Impagnatiello avvelenò Giulia Tramontano per farla abortire, non per ucciderla

Il processo civile ha condannato la vendita dell’auto di Impagnatiello per evitare risarcimenti.

Alessandro Impagnatiello avvelenò Giulia Tramontano per farla abortire, non per ucciderla
Alessandro Impagnatiello avvelenò Giulia Tramontano per farla abortire, non per ucciderla

Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano, ha tentato di occultare la sua proprietà per evitare risarcimenti. L’azione civile per la revocatoria della vendita, avviata nel novembre 2025, è stata volta a impedire che l’auto, su cui era stato nascosto il corpo della vittima, continuasse a circolare liberamente. La Procura aveva disposto solo il sequestro del pianale posteriore, dove erano state trovate tracce di sangue. La macchina, però, è scomparsa dopo che la cognata e il fratello di Impagnatiello denunciarono un furto, senza che l’assicurazione risarcisse il danno.

La vendita dell’auto e la strategia per evitare risarcimenti

Impagnatiello, poco dopo l’arresto, aveva fatto entrare in carcere un notaio per conferire a suo fratello Omar la procura legale, permettendogli di disporre dei conti e dei beni. La macchina è stata venduta attraverso il fratello a sua moglie, con l’intento di farlo apparire un nullatenente. Il Tribunale civile di Milano ha condannato la cognata di Impagnatiello, ossia la moglie del fratello, a risarcire i familiari di Giulia con poco meno di 25mila euro. L’obiettivo era evitare che l’imputato potesse pagare i risarcimenti ai familiari della vittima.

La sentenza ha reso concreto un tentativo di occultamento. Il giudice Francesco Pipicelli ha dichiarato la nullità della compravendita, sottolineando che l’operazione era stata effettuata tra parenti e affini ben consapevoli delle ragioni risarcitorie dei familiari di Giulia. La sentenza d’appello ha confermato la pena massima, ma ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle del rapporto di convivenza e della crudeltà.

La reazione dei familiari e la condanna civile

La sorella di Giulia, Chiara Tramontano, ha espresso disapprovazione, affermando che la legge non ha dato sollievo ai familiari. L’azione civile ha reso concreto un tentativo di occultamento, ma non ha cancellato il dolore e la sofferenza dei familiari della vittima. L’avvocato Giovanni Cacciapuoti ha chiarito che la famiglia voleva che la macchina non girasse più, dato che non era stata sequestrata per un errore della Procura.

La famiglia ha cercato di evitare che l’auto continuasse a circolare. L’obiettivo era far sì che Impagnatiello apparisse un nullatenente, limitando così i risarcimenti. La sentenza civile ha reso concreto un tentativo di occultamento, ma non ha cancellato il dolore e la sofferenza dei familiari della vittima. La famiglia di Giulia ha continuato a seguire il caso, anche dopo la sentenza.

La sentenza ha confermato la pena massima, ma ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle del rapporto di convivenza e della crudeltà. La famiglia di Giulia ha cercato di evitare che l’auto, su cui era stato nascosto il corpo della vittima, continuasse a circolare. L’obiettivo era far sì che Impagnatiello apparisse un nullatenente, limitando così i risarcimenti.

La famiglia di Giulia ha continuato a seguire il caso, anche dopo la sentenza. Chiara Tramontano ha espresso disapprovazione, affermando che la legge non ha dato sollievo ai familiari. L’azione civile ha reso concreto un tentativo di occultamento, ma non ha cancellato il dolore e la sofferenza dei familiari della vittima.