Alberto Barbera difende scelta di Naza: “Non ammetterlo sarebbe stato ingiusto”

Alberto Barbera difende scelta di Naza: “Non ammetterlo sarebbe stato ingiusto” a poche ore dalla cerimonia di chiusura della Mostra 83.

Direttore artistico Alberto Barbera difende scelta di Naza in concorso a Venezia, commenta reazioni e responsabilità
Direttore artistico Alberto Barbera difende scelta di Naza in concorso a Venezia, commenta reazioni e responsabilità

A poche ore dalla cerimonia di chiusura della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, direttore artistico del festival, ha difeso la scelta di ammettere in concorso il documentario Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor, dedicato al sistema di attacco alla Striscia di Gaza. “Non ammetterlo sarebbe stato ingiusto”, ha affermato, sottolineando che la decisione non è stata un atto di codardia, ma una scelta doverosa di fronte a un evento drammatico e complesso.

Responsabilità e valutazione cinematografica

Barbera ha chiarito che la sua responsabilità era limitata alla selezione del film, non al giudizio finale. “Io non decido nessun premio, scelgo solo di ammettere un film o meno”, ha spiegato, aggiungendo che non ha avuto dubbi nel farlo. Per lui, il documentario non è un prodotto televisivo, ma un lavoro cinematografico che merita di essere visto e discusso. “È cinema vero”, ha sottolineato, sottolineando che il film è stato ammesso al festival non solo per il suo valore artistico, ma anche per la sua rilevanza politica e sociale.

Reazioni e contestazioni

La decisione ha suscitato reazioni, soprattutto da parte di chi ha criticato la rappresentazione delle testimonianze anonime raccolte nel documentario. L’esercito israeliano ha definito tali testimonianze false, ma Barbera ha ritenuto che si tratti di una difesa scontata. “Che cosa volete che possano dire, se non negarne l’autenticità?” ha commentato, sottolineando che il film è supportato da una documentazione giornalistica verificabile, anche da testate internazionali come il Washington Post. Nonostante le contestazioni, Barbera ha riconosciuto che la scelta comporta un rischio. “Certo, c’è il rischio di fare una scelta che viene giudicata di parte”, ha ammesso, ma ha sottolineato che non è così. La responsabilità, ha detto, è solo nel dare spazio al film, non nel decidere il suo destino finale. “Le reazioni della critica, del pubblico o le decisioni della giuria non dipendono certo da me”, ha concluso, ma ha ribadito che non ammetterlo sarebbe stato un atto di sfuggita.

La cerimonia di chiusura, che si terrà in Sala Grande, segnerà l’ultimo momento di un festival che ha visto la partecipazione di opere di grande impatto, tra cui Naza, Wilde Horse Nine e Look Back. Il direttore ha anche ricordato che i premi non devono essere considerati come l’unica misura del successo del festival. “Ogni anno si dà troppa, troppa, troppa importanza ai premi”, ha osservato, spostando l’attenzione verso i film che hanno aperto discussioni e hanno reso il festival un’esperienza di confronto e riflessione.