Accise sui carburanti, novant’anni di rincari e promesse politiche rimaste sulla carta
Esploriamo la lunga storia delle accise sui carburanti in Italia, dalle origini nel 1935 fino alle recenti promesse politiche non mantenute. Scopriamo come i governi si sono alternati senza riuscire a eliminare queste tasse.

La questione delle accise sul carburante è un tema che ha attraversato la storia italiana per oltre novant’anni. Dal 1935, quando Mussolini impose l’invasione dell’Etiopia scaricando parte del costo su chi consumava benzina, le accise sono diventate una costante fiscale nonostante numerose promesse di abolizione. Oggi, il governo guidato da Giorgia Meloni si trova ancora a fronteggiare la complessità di queste tasse.
Una storia lunga novant’anni
Nel corso degli anni, le accise sui carburanti sono state aumentate undici volte dal 1995. Nonostante ciò, nessun governo è riuscito a eliminarle completamente. Questo meccanismo fiscale ha resistito a crisi internazionali come quella di Suez nel 1956 e disastri nazionali come il Vajont del 1963 e l’alluvione di Firenze del 1966, dimostrando la sua resilienza.
Le accise sono state utilizzate per finanziare missioni militari in Libano e Bosnia, oltre a gestire le conseguenze dei terremoti nel Belice, nel Friuli e nell’Irpinia. Questa lunga storia di adattamento alle circostanze ha reso il sistema delle accise un pilastro fiscale difficile da modificare.
Le promesse non mantenute
Nel maggio 2014, Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, promise a Bruno Vespa su Porta a Porta di razionalizzare le accise entro l’anno. Tuttavia, questa promessa rimase inadempiuta. Anche il governo Meloni ha fatto passi avanti con un decreto nel marzo 2023 che prevedeva un taglio delle accise per venti giorni, ma tale misura non è stata rinnovata.
Il programma elettorale di Fratelli d’Italia del 2022 prometteva la “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti”, ma queste parole non si sono tradotte in azioni concrete. La situazione è ulteriormente complicata dalle tensioni internazionali, come quelle tra Stati Uniti e Iran, che hanno portato i prezzi della benzina a superare i due euro al litro.
Nonostante le promesse di cambiamento, il meccanismo delle accise non è stato modificato rispetto al 1935. Le “accise mobili”, introdotte per cercare di mitigare l’impatto sui consumatori, non sono state sufficienti a frenare la “corsa impazzita” dei prezzi del carburante.
In sintesi, la storia delle accise sul carburante in Italia è un esempio emblematico di come le promesse politiche spesso rimangano tali. Nonostante i cambiamenti di governo e le crisi internazionali, il sistema fiscale relativo ai carburanti resta sostanzialmente immutato.
Il governo Meloni ha cercato di affrontare la questione con un taglio temporaneo delle accise nel 2023, ma l’annuncio del ministro Urso che tale misura non sarebbe stata rinnovata sottolinea la difficoltà di trovare soluzioni durature. La complessità della situazione è ulteriormente evidenziata dalla dichiarazione dell’ex leader politico nel gennaio 2023, che negava promesse elettorali riguardanti l’abolizione delle accise.
La storia delle accise sui carburanti in Italia dimostra come le sfide economiche e politiche si intreccino, rendendo difficile la realizzazione di cambiamenti significativi. Nonostante le promesse e i tentativi di riforma, il sistema fiscale relativo ai carburanti continua a essere un tema centrale nella gestione delle finanze pubbliche.
Questa narrazione storica evidenzia la resilienza del sistema fiscale italiano nel mantenere le accise sui carburanti nonostante le promesse di riforma. La complessità della situazione è ulteriormente complicata dalle dinamiche internazionali e dalla necessità di bilanciare le entrate statali con il costo per i consumatori.
In conclusione, la storia delle accise sul carburante in Italia rimane un tema aperto, con promesse politiche che spesso non trovano realizzazione. La sfida continua a essere quella di trovare un equilibrio tra necessità fiscali e impatto sui cittadini.
