Anomalia USB nel delitto di Garlasco: due chiavette diventano una e i reperti non tornano

Anomalia nei reperti USB del delitto di Garlasco: due chiavette diventano una e i documenti non tornano.

Anomalia USB nel delitto di Garlasco: due chiavette diventano una e i reperti non tornano
Anomalia USB nel delitto di Garlasco: due chiavette diventano una e i reperti non tornano

Il delitto di Garlasco, ormai quasi vent’anni fa, continua a suscitare domande e dubbi, anche se le indagini si sono spostate verso altre direzioni. Tuttavia, un dettaglio tecnico, apparentemente insignificante, sta emergendo come un’altra anomalia da chiarire: due chiavette USB registrate sul computer di Alberto Stasi non compaiono nei reperti consegnati al RIS di Parma. Questo incongruenza, sebbene non abbia un impatto diretto sulla verità del delitto, solleva preoccupazioni sulle procedure seguite durante l’indagine informatica.

Due chiavette USB registrate, una sola nel reperto

Nel sistema operativo del portatile di Stasi, sono registrati due accessi via USB avvenuti il 14 e il 15 agosto 2007. Il primo, il 14 agosto, vede l’inserimento di una pendrive Samsung Mighty Drive con numero di serie 076A138002F4, utilizzata per copiare la tesi di laurea di un futuro personaggio noto. Il giorno successivo, il 15 agosto, il registro dei dispositivi di Windows annota un secondo collegamento: una diversa pendrive Samsung, con numero di serie 076C18800193. Entrambe le periferiche, come confermato in una consulenza informatica del 2009 e in una relazione tecnica del RIS di Parma, figurano esplicitamente collegate e attribuite allo stesso investigatore.

Tuttavia, tra i reperti materiali consegnati al RIS il 4 settembre 2007, figura solo una chiavetta USB appartenente a DeVecchi, catalogata come “Reperto 9” e denominata PD_SAMSUNG_NERA. Di questa chiavetta, non viene riportato il numero di serie nella scheda descrittiva della perizia. La seconda pendrive, quella agganciata il 15 agosto, non appare né nell’elenco dei reperti né nelle note esplicative degli accertamenti a disposizione.

Due chiavette registrate, una sola nel reperto: un dettaglio anomalo da chiarire.

Un’altra anomalia: il PC non identificato

La stessa perizia di Porta e Occhetti segnala un’altra incongruenza: il 15 agosto, il disco esterno di Stasi risulta consultato “da PC non identificato”, cioè da un computer diverso dal portatile. L’annotazione torna anche il 20 agosto. Gli orari potrebbero indicare lo stesso portatile, ma le tracce rimaste non permettono di stabilirlo con certezza. Questo dispositivo, come la seconda chiavetta, non risulta mai identificato nei documenti a disposizione.

Le operazioni svolte il 15 agosto sono state oggetto di un chiarimento sufficientemente esaustivo? Oppure siamo di fronte all’ennesima leggerezza procedurale di un’indagine informatica condotta con le competenze di uno smanettone di caserma, piuttosto che di un tecnico informatico? La risposta, purtroppo, sembra già scritta. Ma speriamo – davvero – che qualcuno ci smentisca carte alla mano, magari con documenti che ci sono e non conoscevamo.

Un accesso da PC non identificato: un’altra anomalia da chiarire.

Non si intende adombrare sospetti infondati, né si cerca di dare certezza su eventuali misteri nascosti. Magari siamo “deficienti” pure noi, in ottima compagnia di Massimo Giletti dopo il siparietto con Marzio Capra. Tuttavia, quel dato – come altri – c’è suonato anomalo e chiediamo conto. Siamo convinti che, se esistono spiegazioni, esse devono essere fornite con documenti concreti, non con ipotesi o deduzioni.

La questione non riguarda solo la correttezza delle procedure informatiche, ma anche la trasparenza e la completezza dei reperti. Se esistono spiegazioni, esse devono essere fornite con documenti concreti, non con ipotesi o deduzioni. Il caso di Garlasco, purtroppo, sembra essere diventato un esempio di come anche i dettagli apparentemente insignificanti possano sollevare dubbi su tutta l’indagine.