Bossetti bocciato: la Corte d’Assise respinge richiesta di nuove analisi sui reperti di Yara

La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta di nuove analisi sui reperti dell’omicidio di Yara Gambirasio, condannato a ergastolo.

Bossetti bocciato: la Corte d’Assise respinge richiesta di nuove analisi sui reperti di Yara
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La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta presentata dai legali di Massimo Bossetti, il muratore condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, di eseguire nuove analisi sui reperti dell’omicidio. La decisione, arrivata in appena quattro ore, ha rigettato l’istanza avanzata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che contestavano la metodologia utilizzata per l’estrazione del DNA dalla traccia ’31G20′, ritenuta la prova regina del caso. Bossetti, detenuto nel carcere di Bollate, ha partecipato alla seduta in videoconferenza.

La difesa aveva chiesto nuove analisi su tracce genetiche non esaminate

Gli avvocati della difesa avevano sottolineato l’assenza di analisi su tracce genetiche, come il liquido seminale, rilevate sul giubbotto della vittima. La richiesta era volta a chiarire eventuali dubbi sulla metodologia utilizzata per l’estrazione del DNA, che avrebbe potuto influire sulla condanna definitiva. La Corte ha però ritenuto che le analisi non potessero essere effettuate al di fuori dei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024. La difesa ha annunciato un ricorso, ma la richiesta di nuove indagini è stata respinta.

Il caso Yara e la contestazione della prova regina

La Corte d’Assise aveva finora autorizzato la visione dei reperti, senza consentire nuove analisi, nei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024. La difesa aveva contestato la metodologia utilizzata per l’estrazione del DNA dalla traccia ’31G20′, una traccia di sangue misto di Yara e Bossetti. Secondo i legali di Bossetti, la prova regina del caso non è stata analizzata in modo completo, e sono state rilevate tracce genetiche, tra cui il liquido seminale, che non sono state esaminate. La Corte ha ritenuto che non fosse possibile procedere al di fuori dei parametri stabiliti.

La famiglia di Yara teme un ulteriore dibattito

In aula erano presenti la pm Letizia Ruggeri e gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio. Dopo la decisione, i legali della famiglia hanno espresso preoccupazione, affermando che non vogliono che il caso diventi un “Garlasco 2”, un riferimento al caso di un altro omicidio in cui la difesa aveva ottenuto nuove analisi. La famiglia teme che il caso possa essere utilizzato come precedente per ulteriori richieste di analisi, mettendo a rischio la stabilità del processo.

Yara Gambirasio, una tredicenne, è scomparsa il 26 novembre 2010 e è stata ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola. L’omicidio è avvenuto a Brembate Sopra, di ritorno dalla palestra. Bossetti, un muratore di Mapello, è stato arrestato dopo quattro anni di indagini e condannato all’ergastolo in via definitiva. La Corte d’Assise aveva già autorizzato la visione dei reperti, ma non aveva concesso nuove analisi al di fuori dei limiti stabiliti. La decisione di oggi chiude un’altra fase del processo, ma non esclude ulteriori ricorsi o dibattiti legali.

La Corte ha espresso un giudizio rapido, ma la richiesta di nuove analisi era stata avanzata in un contesto di contestazione della metodologia utilizzata. La difesa ha sottolineato l’importanza di chiarire eventuali dubbi, ma la Corte ha ritenuto che non fosse possibile procedere al di fuori dei parametri stabiliti. La famiglia di Yara ha espresso preoccupazione, temendo che il caso possa essere utilizzato come precedente per ulteriori richieste di analisi. Il caso Yara rimane un tema di dibattito, non solo per la sua gravità, ma anche per le implicazioni legali e scientifiche che ne derivano.